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Addio a Ernesto Paolozzi, baluardo dei diritti e del pensiero libero

DiRed Viper News Manager

Apr 10, 2021

Ernesto Paolozzi è andato via, ci ha lasciato più soli, ha raggiunto comuni amici e adesso collabora diversamente. Un amico dell’Istituto italiano per gli Studi Filosofici, un amico personale dell’avvocato Gerardo Marotta, di Antonio Gargano, di Aldo Tonini, di Arturo Martorelli, di Sergio Marotta, dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici, del Suor Orsola Benincasa, di Lucio D’Alessandro, di Marta Herling, di Gaetano Manfredi, di tutte le Università napoletane e italiane, un amico mio caro. Perché? Perché è sempre stato un libero pensatore, aperto al dialogo, con le sue profonde certezze, ma sempre pronto a metterle in discussione, a verificare. Di formazione crociano, liberale, mai liberista, promotore della religione della libertà, di casa nelle istituzioni culturali della città e della Repubblica, pilastro della prima scuola estiva dell’Istituto, la Scuola di alta formazione Ottavio Colecchi a Pescocostanzo, gratuitamente, per spirito di servizio: servire la patria attraverso l’educazione e formazione dei giovani.

Ernesto Paolozzi, già manchi assai! Mancherai ancor di più a Lea, Federica e Mariano, il calore dei tuoi sorrisi e degli abbracci mai negati, anticorpo del distanziamento emotivo, empatico come un Remo Bodei; perdonate i paragoni! Ma mettetevi in discussione, non rinunciate al vostro spirito critico: dove stiamo andando? Come e cosa stiamo operando nell’antropologia dell’umano? Salvarci la vita è veramente il nostro obbiettivo preferibile? Ernesto era un animatore culturale. Animatore, colui che si occupa dell’anima di una città, di una Repubblica, di una Federazione che irresponsabilmente tarda, tarda, tarda, tarda, tarda. Cittadini babbei degli Stati Uniti d’Europa che non traggono alcun insegnamento dall’esperienza nord, centro e sud americana: dal Messico al Cile e all’Argentina, avete sofferto invano; intellettuali immemori, manicomi ciechi, industrie di denaro e disperazione diaboliche!

Siamo stati momentaneamente in disaccordo: lo Stato non può ritenersi etico, sono i cittadini che conferiscono moralità alle istituzioni. Ma Ernesto, siamo individui morali e costituiamo organismi morali, gravidi di eticità, con una gerarchia delle fonti del diritto splendidamente espressa dalla nostra Costituzione repubblicana. Sorridevi… e siamo stati interrotti, ma la nostra conversazione prosegue, storicamente, filosoficamente, con le parole del comune nostro maestro: «Come la storia, dunque, è azione spirituale, così ogni problema pratico e politico è problema spirituale e morale; e in questo campo va posto e trattato, e via via, nel modo che si può, risoluto; e qui non hanno luogo specifici di veruna sorta. Qui l’opera è degli educatori, sotto il qual nome non bisogna pensare ai maestri di scuola e agli altri pedagoghi, o non a essi soli, ma a tutti, in quanto tutti siamo e dobbiamo e possiamo essere effettivi educatori, ciascuno nella propria cerchia e ciascuno in prima verso sé stesso. Ricercando la tradizione politica nell’Italia meridionale, ho trovato che la sola di cui essa possa trarre intero vanto è appunto quella che mette capo agli uomini di dottrina e di pensiero, i quali compierono quanto di più bene si fece in questo paese, all’anima di questo paese, quanto gli conferì decoro e nobiltà, quanto gli preparò e gli schiuse un migliore avvenire, e l’unì all’Italia. Benedetta sia sempre la loro memoria e si rinnovi perpetua in noi l’efficacia del loro esempio!» Benedetto Ernesto, buon viaggio, sei amato, sei d’esempio.

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