• Dom. Giu 13th, 2021

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Sovraffollamento nelle carceri, Italia bocciata dall’Europa: 120 detenuti ogni 100 posti

Le carceri italiane sono tra le più sovraffollate dell’Unione europea: è quanto indicano i dati contenuti nel rapporto del Consiglio d’EuropaSpace” che fotografa ogni anno la situazione dei sistemi penitenziari nei Paesi membri dell’organizzazione paneuropea. Secondo il criterio del numero di reclusi rispetto ai posti disponibili alla fine del mese di gennaio 2020 in Italia c’erano 120 detenuti per ogni 100 posti. Se noi ci classifichiamo al secondo posto in base a questo parametro, il record negativo spetta alla Turchia, con 127 carcerati per ogni 100 posti. È bene precisare, come fa il rapporto stesso, che gli indicatori di densità carceraria e di sovraffollamento sono calcolati sulla base dei parametri nazionali, ad esempio per l’Italia «9 mq per singolo detenuto a cui vanno aggiunti 5 mq per gli altri». Quindi «gli indicatori – come leggiamo – non consentono confronti diretti transnazionali».

Tornando ai numeri, tuttavia, i Paesi con i più alti tassi di incarcerazione (ovvero il numero di detenuti ogni 100.000 abitanti) nel gennaio 2020 sono stati la Turchia (357 detenuti per 100.000 abitanti), la Russia (356), la Georgia (264), la Lituania (220), l’Azerbaigian (209), la Repubblica Ceca (197), la Polonia (195), la Repubblica Slovacca (193) e l’Estonia (184). Secondo Marcelo Aebi, professore responsabile per il rapporto Space, se si osservano i trend della popolazione carceraria in Italia dal 2000, il Paese sembra avere due strade per risolvere la questione del sovraffollamento. La prima è «ridurre la durata delle pene», e la seconda è «di costruire più prigioni».

Per Rita Bernardini, Presidente di Nessuno Tocchi Caino e consigliera generale del Partito Radicale «il sovraffollamento è un problema cronico, un elemento strutturale della detenzione in Italia. Noi stiamo commentando i dati che si riferiscono a prima della pandemia. Ma tenendo presente che adesso si sono dovuti rintracciare spazi per l’isolamento, i detenuti sono ancora più ristretti al momento. È vero che negli ultimi mesi c’è stata una diminuzione delle presenze ma non per opera del legislatore bensì grazie alla coscienza della magistratura di sorveglianza. Tuttavia la situazione è allarmante in moltissime carceri italiane. A chi dice costruiamo nuove carceri, io rispondo invece che bisogna fare del carcere l’extrema ratio. Ieri sono rimasta molto colpita dal suicidio di Sabatino Trotta da poche ore recluso nel carcere di Vasto. Era necessario rinchiuderlo? Per non parlare del 63% dei definitivi che hanno una pena sotto i quattro anni: perché li continuiamo a tenere in carcere?».

La senatrice del Pd Monica Cirinnà invece rivolge «un appello alla ministra Cartabia, che ha sempre mostrato, da studiosa e da Presidente della Corte costituzionale, una sensibilità non comune su questi temi: affrontiamo una volta per tutte la questione, Governo e Parlamento insieme, con coraggio e senza esitazioni. La risposta non può essere quella di costruire nuove carceri: la strada è piuttosto quella di valorizzare quella pluralità delle “pene” insita nell’articolo 27 della Costituzione».

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