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In Italia 30mila innocenti in cella che costano quasi un miliardo

Nel solo 2020 l’Italia ha speso ben 46 milioni di euro come risarcimenti per ingiuste detenzioni ed errori giudiziari. La fonte è il Ministero dell’Economia ma i dati che vi presentiamo oggi sono stati elaborati da Errorigiudiziari.com, l’associazione, nata e diretta dai giornalisti Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, che da oltre 25 anni scatta la fotografia più attendibile del problema degli innocenti in manette nel nostro Paese. Premessa fondamentale per l’analisi dei dati: le vittime di ingiusta detenzione sono coloro che subiscono una custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari, salvo poi venire assolte; invece chi ha subìto un errore giudiziario è stato condannato prima con sentenza definitiva, per poi essere assolto dopo un processo di revisione.

Come ci spiega Valentino Maimone «dal 1991 al 31 dicembre 2020 i casi totali di entrambi i fenomeni sono stati 29659: in media, poco più di 988 l’anno. Il tutto per una spesa complessiva dello Stato gigantesca, tra indennizzi e risarcimenti veri e propri: 869.754.850 euro e spiccioli, per una media appena superiore ai 28 milioni e 990 mila euro l’anno. Circa il 95% dei casi si riferisce alle ingiuste detenzioni». Nel 2020 i casi di ingiusta detenzione sono stati 750, per una spesa complessiva in indennizzi di cui è stata disposta la liquidazione pari a 36.958.648,64 euro. Rispetto all’anno precedente, si assiste a un netto calo sia nel numero di casi (-250) sia nella spesa. Come si spiega questa flessione?

Per Lattanzi «è molto probabile che sia dipeso dal Covid, che ha rallentato pesantemente l’attività giudiziaria a tutti i livelli, dunque presumibilmente anche quella delle Corti d’Appello incaricate di smaltire le istanze di riparazione per ingiusta detenzione». In realtà, ci confida Maimone, «le nostre fonti ci dicono che già dal 2011, con la spending review introdotta dal Governo di Mario Monti, sia invalsa una precisa tendenza a respingere quante più istanze di riparazione per ingiusta detenzione possibili, per far risparmiare lo Stato». Se invece consideriamo gli errori giudiziari nel 2020 sono stati in tutto 16: quattro in meno, dunque, rispetto all’anno precedente. Da notare come negli ultimi anni dieci anni il numero complessivo degli errori giudiziari si sia mantenuto quasi sempre sopra quota dieci.

Tuttavia la spesa complessiva relativa al 2020 supera di molto la media: «difficile interpretare con certezza questo dato – ci dice Lattanzi -. Non c’è un rapporto diretto tra i numeri dei casi e la quota complessiva dei risarcimenti. Partiamo dal fatto che per ogni giorno passato in carcere da innocente lo Stato ti rimborsa come minimo tabellare 235 euro, la metà se vai ai domiciliari. Ma se riesci a dimostrare, oltre al danno biologico e di salute, che hai subìto un lucro cessante, ossia un mancato guadagno dovuto ad esempio alla perdita del lavoro, allora il risarcimento aumenta. Quindi questo dato in salita potrebbe dipendere anche da questo fattore». Forse uno dei dati più drammatici riguarda coloro che sono finiti in custodia cautelare da innocenti: dal 1992 al 31 dicembre 2020 si sono registrati 29.452 casi; in media, 1015 innocenti in custodia cautelare ogni anno. Il tutto per una spesa che supera i 794 milioni e 771 mila euro in indennizzi, per una media di poco superiore ai 27.405.915 euro l’anno.

«Se la situazione è così incancrenita da tanto, bisognerebbe fare una attenta riflessione sul perché accade ciò. L’anno scorso, – dicono Maimone e Lattanzi – l’ex Guardasigilli Bonafede disse di essere il ministro che più di tutti aveva attivato gli ispettori del ministero per andare a verificare nelle Corti di appello i casi di ingiusta detenzione. Ma i risultati di quel monitoraggio dove sono? Ha solo detto genericamente che nessuno dei casi era collegabile ad una sanzione disciplinare del magistrato. Lanciamo dunque un appello al Ministro Marta Cartabia affinché vengano resi noti i dati delle ispezioni». I due giornalisti si chiedono infatti: «Perché da decenni sempre nelle stesse Corti d’Appello i numeri sono così alti? Gli ispettori sono stati mandati lì?» Maimone e Lattanzi si riferiscono in particolare a due zone del sud Italia: il distretto di Napoli spicca in questa triste graduatoria con 101 casi nel 2020. Al secondo posto c’è il distretto di Reggio Calabria con 99 casi, terza Roma con 77 casi. Il record di spesa nel 2020 è detenuto dai distretti di Reggio Calabria e Catanzaro, con rispettivamente 7.907.008 euro e 4.584.529 euro. In terza posizione Palermo con 4.399.791 euro. Su base pluriennale Catanzaro è il primo distretto italiano per entità di indennizzi per ingiusta detenzione: soltanto negli ultimi 9 anni lo Stato ha versato quasi 51 milioni di euro.

Il picco fu nel 2018 con quasi 10 milioni e 400 mila euro. Dal 2012 a oggi, la Calabria ha assorbito più del 35% del totale degli indennizzi nazionali. I primi quattro importi più alti versati sono andati sempre e solo a Catanzaro e Reggio Calabria. Questi numeri, suppongono i fondatori di Errorigiudiziari.com, «potrebbero essere legati anche alle maxi inchieste che si fanno contro la criminalità organizzata, durante le quali centinaia di persone vengono private della libertà personale con la carcerazione preventiva. Però non dobbiamo dimenticare che spesso sono privazioni della libertà ingiustificate», come emerso ad esempio nell’indagine su Rinascita Scott nella quale sono state già annullate 140 delle 300 misure cautelari irrogate.

«C’è un aspetto significativo che non possiamo trascurare – dice il deputato di Azione Enrico Costa – la responsabilità dei magistrati, di fronte a questi macroscopici errori, non scatta mai. Infatti, a differenza di quanto previsto dalla legge Pinto, il provvedimento di indennizzo non viene trasmesso al titolare dell’azione disciplinare per le valutazioni di competenza. Questo è un punto fondamentale e non formale: per tali errori finora ha pagato solo lo Stato; il magistrato che sbaglia non ne risponde. Occorre intervenire».

 

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