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“Il Copasir spetta a Fratelli d’Italia”, lo dovevano stabilire Fico e Casellati

Di seguito, la lettera che avremmo voluto che i Presidenti delle Camere avessero spedito al Presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

«Gentile Presidente, le delicate questioni da Lei poste circa le eventuali conseguenze prodotte dai mutati equilibri parlamentari conseguenti alla formazione del nuovo Governo sulla composizione e sulla Presidenza della Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Co.pa.sir.) meritano la nostra massima attenzione e un’articolata risposta. Com’è noto, per legge il Co.pa.sir. deve essere composto da cinque deputati e cinque senatori da noi nominati ad inizio legislatura in proporzione ai gruppi parlamentari in modo però da garantire la rappresentanza paritaria della maggioranza e delle opposizioni, tra i componenti delle quali deve esserne eletto il Presidente.

La ratio sottesa a tali disposizioni è chiara: consentire al Parlamento di esercitare la sua attività di controllo e di garanzia su un settore – quello del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica – estremamente delicato e riservato (il che spiega il numero ristretto dei componenti del Co.pa.sir.) attraverso un apposito organo bicamerale composto in modo da evitare che la maggioranza possa profittare della sua prevalenza numerica per respingere o vanificare le iniziative dell’opposizione che, più di ogni altro, ha interesse a che sottoporre a stretto controllo e vigilanza l’attività dei c.d. servizi segreti. Tale ratio trova ulteriore conferma, come detto, nell’attribuzione della Presidenza del Co.pa.sir. ad un esponente di un gruppo di opposizione di modo che, nell’esercizio dei poteri di direzione che sono propri di tale carica, egli possa imprimere il massimo impulso alle sue attività ispettive e di controllo sull’operato del Governo in tale settore strategico.

In definitiva, quindi, tanto la rappresentanza paritaria della maggioranza e dell’opposizione quanto l’attribuzione della presidenza ad un esponente di quest’ultima hanno una solida e razionale giustificazione perché tendono a potenziare il controllo parlamentare sui servizi d’informazione, sottraendolo al rapporto di solidarietà politica, e alla conseguente disciplina di partito, esistente tra la maggioranza e il Governo. È alla luce di tali considerazioni sistematiche che vanno pertanto affrontate e risolte le delicate questioni da Lei poste circa, come detto, la composizione e la Presidenza del Co.pa.sir. in considerazione del nuovo scenario politico che vede i gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia essere gli unici ad aver votato contro la mozione di fiducia all’attuale Governo Draghi.

Circa la composizione, riteniamo che essa debba restare immutata. Il criterio di pariteticità, infatti, non può alterare quello – pur richiamato dalla legge – di proporzionalità fino al punto da determinare un così sensibile sovradimensionamento di Fratelli d’Italia, quale unico gruppo di opposizione, che con poco meno del 6% dei parlamentari, otterrebbe il 50% dei membri del Co.pa.sir. Tra l’altro non pare inutile ricordare che la citata legge n. 124/2007 fu approvata mentre era in vigore la legge elettorale n. 270/2005 che, fissando il premio di maggioranza nel 54% dei seggi (almeno alla Camera a livello nazionale), di contro riservata il restante 46% alle minoranze e, quindi, con tutta probabilità, alle opposizioni, prefigurando quindi un rapporto tra maggioranza ed opposizione meno sbilanciato rispetto a quello attuale.

Ciò posto, è nostro vivo auspicio che il Presidente del Co.pa.sir. eserciti i propri poteri affinché le eventuali richieste e iniziative degli esponenti di Fratelli d’Italia siano considerate con la massima e responsabile attenzione perché giustappunto provenienti dall’unico gruppo di opposizione e siano quindi sottratte ad una logica di mera prevalenza numerica. Riguardo invece alla Presidenza del Co.pa.sir. riteniamo che essa vada attribuita ad un esponente dei gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia, quale unica opposizione.

A favore di tale conclusione depone innanzi tutto la chiara lettera e la ratio della disposizione che, come detto, nell’ottica di una moderna traduzione ed applicazione del principio della separazione dei poteri, attribuisce all’opposizione le presidenze degli organi di controllo sull’operato della maggioranza e di garanzia del corretto funzionamento dell’attività parlamentare. In tal senso depone, inoltre, l’unico precedente esistente al riguardo che va esattamente nella direzione contraria a quella da Lei indicata. Quando infatti il Partito democratico passò dall’opposizione alla maggioranza, votando la fiducia al Governo Monti, l’allora Presidente del Co.pa.sir., on D’Alema, avvertì per apprezzabile senso di correttezza e responsabilità istituzionale il dovere di rimettere il proprio mandato. Fu solo per decisione unanime dei gruppi parlamentari – ed in specie della Lega Nord che, pur potendolo per legge, non volle rivendicare per sé tale Presidenza – che l’on. D’Alema rimase in carica fino al termine della legislatura, forte evidentemente della correttezza e dell’imparzialità che gli furono allora riconosciute da tutte le forze politiche.

La mancata applicazione, in quell’occasione, della disposizione che vuole il Presidente del Co.pa.sir. appartenere ad un gruppo d’opposizione, con conseguente mancata decadenza del Presidente D’Alema, fu quindi dovuta al raggiungimento tra le forze politiche di quel consenso unanime che permette loro di poter, giustappunto nemine contradicente, derogare alle norme di natura parlamentare. Né vale opporre l’argomento, da Lei invocato, secondo cui il Presidente deve appartenere ai gruppi di opposizione solo al momento dell’elezione per cui, in mancanza di una espressa clausola di decadenza, l’eventuale passaggio dall’opposizione alla maggioranza suo o del suo gruppo sarebbero irrilevanti ai fini della sua permanenza in carica. Ci pare evidente, infatti, che una simile interpretazione strettamente e rigidamente letterale della disposizione in questione ne vanificherebbe radicalmente la ratio che – vale la pena ribadirLe – è quella di sottrarre la presidenza di tali organi di garanzia e di controllo a chi, appartenendo alla maggioranza, potrebbe avere l’interesse (magari anche episodico) a non dare alla loro attività il massimo e tempestivo impulso.

Il voler confinare l’appartenenza all’opposizione del Presidente del Co.pa.sir. al solo momento della sua elezione, quasi come se fosse uno stigma indelebile per l’intera legislatura, prescindendo del tutto dalle possibili e, in certo senso nel nostro sistema parlamentare ampiamente prevedibili mutamenti del quadro politico (se non financo legate alle scelte politiche personali), significherebbe tradire il senso ed il significato di regole il cui rispetto – speriamo Ella vorrà convenire – dovrebbe essere superiore interesse di tutte le forze politiche, nel ciclico loro alternarsi nei ruoli di maggioranza ed opposizione.

Per tutto quanto sopra, gentile Presidente, La invitiamo fermamente a voler prendere in seria considerazione l’opportunità che Ella rassegni le sue dimissioni onde permettere la pronta Sua sostituzione con esponente dell’attuale unico gruppo di opposizione e permettere così la regolare prosecuzione dei lavori del Co.pa.sir. nella pienezza e regolarità delle sue funzioni.
Con i migliori saluti

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