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Ecuador, alle presidenziali Andres Arauz invoca l’unità della sinistra

di Brando Ricci

ROMA – Un governo formato da un blocco progressista che comprenda centro-sinistra, socialdemocratici e movimenti dei popoli originari: a proporne la formazione è Andres Arauz, candidato del movimento di sinistra Unes al secondo turno delle elezioni presidenziale dell’Ecuador, previste per domenica. Il politico, di formazione economista, ha avanzato l’ipotesi di un esecutivo che unisca le varie anime della sinistra del Paese nel corso di un’intervista con l’agenzia di stampa nazionale argentina Telam, pubblicata in settimana.

Arauz, aspirante alla presidenza sostenuto dall’ex capo di Stato Rafael Correa, ha vinto il primo turno con circa il 32% delle preferenze. Ad affrontarlo al ballottaggio ci sarà il candidato del centro-destra Guillermo Lasso, uscito vincitore da un testa a testa con il candidato del movimento nativo Pachakutik, Yaku Perez, segnato anche da reclami e contestazioni.

Proprio la posizione dei nativi si sta rivelando una delle dinamiche più complesse di questa fase precedente al voto. Mentre Arauz invoca l’unità delle parti progressiste, infatti, il Pachakutik ha espulso in settimana il presidente dell’ala amazzonica della più importante organizzazione di rappresentanza dei popoli originari del Paese, Jamie Vargas della Confederacion de Nacionalidades Indigenas de Ecuador (Conaie), per aver espresso pubblicamente il suo appoggio per il candidato di centro-sinistra al secondo turno.

A marzo la formazione dei nativi ha deciso di suggerire ai suoi sostenitori di annullare il voto. Pachakutik, che al primo turno ha ottenuto oltre il 19% dei voti, qualche migliaia in meno di quelli raggiunti da Lasso, ha infatti denunciato frodi e irregolarità nel processo elettorale e ha deciso di boicottarlo.

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