• Dom. Giu 13th, 2021

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A Salerno mancano 640mila lavoratori, è allarme

Il lavoro è un diritto? Non sempre. In Campania la disoccupazione dilaga e, complice la pandemia, nella regione mancano all’appello 640mila occupati per raggiungere la media nazionale e 140mila per allinearsi con le altre regioni del Mezzogiorno. A rivelarlo è il dossier della Camera di Commercio di Salerno nel report sul mercato del lavoro in Campania in cui si evidenziano le passate dinamiche, i presenti effetti della crisi e le future traiettorie di sviluppo. I dati, dunque, sono tutt’altro che incoraggianti. In Campania il numero degli occupati è diminuito significativamente nel secondo trimestre del 2020 (-5,3%; -88.700 in valore assoluto) e, seppur in misura minore, anche nel terzo trimestre (-1,8%; -29.800). Ma la pandemia è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso perché già prima della crisi da Covid, infatti, l’occupazione si trovava in una fase di decrescita (-1,3% nel quarto trimestre 2019; -1,0% nel primo trimestre 2020).

Le statistiche riportate nel rapporto della Camera di Commercio di Salerno offrono una fotografia chiara della situazione occupazionale in Campania, ma anche del divario che resta da colmare. Osservando il tasso di occupazione delle persone tra 15 e 64 anni di età, nel terzo trimestre del 2020 (ultimo periodo disponibile) si nota come il dato regionale sia inferiore di circa 17 punti rispetto alla media nazionale (41,3% contro 58%) e, seppur di poco, inferiore alla media meridionale (44,9%). Il divario si accentua quando si parla di occupazione femminile: la Campania è ferma a 28,2 punti percentuali contro i 32,3 del Mezzogiorno e i 48,5 della media nazionale. La situazione migliora leggermente quando si guarda la condizione degli uomini: la Campania registra 54,5 punti percentuali, a fronte dei 57,5 del Mezzogiorno e i 67,5 del resto del Paese. I ritardi, nella nostra regione, sono più evidenti nella fascia di età che va dai 25 ai 54 anni. Infatti, il tasso di occupazione rispetto alla media italiana è inferiore di circa 20 punti percentuali nelle tre classi di età centrali: 25-34 anni (41,2% contro 62,5%), 35-44 anni (52,3% contro 73,5%), 45-54 anni (52,6% contro 73,2%). Complessivamente, rispetto al Mezzogiorno, il divario dei tassi di occupazione della Campania si mostrano sempre di circa 3-4 punti percentuali per tutte le classi di età.

La città campana che soffre di più la mancanza di opportunità lavorative? È Napoli, con un tasso di disoccupazione pari al 23,3%, mentre Avellino (14,5%) e, soprattutto Benevento (10,5%) presentano un dato in linea con quello medio nazionale (10%). Tra le prime cause della disoccupazione c’è il difficile passaggio dal mondo universitario a quello del lavoro: la Campania registra un tasso di occupazione (20-34 anni) dei laureati da uno a tre anni dal conseguimento della laurea tra i più bassi del Paese (46,4% nel 2019), più alto solo di Sicilia, Basilicata e Calabria. Sebbene tale tasso sia comunque superiore alla media del Mezzogiorno (41,3%), resta ancora distante dalla media nazionale che si attesta intorno al 62,8%. In conclusione, i gap occupazionali della Campania si riflettono in gran parte nei più alti valori della disoccupazione. Il tasso di disoccupazione per i soggetti con 15 anni e oltre di età, nel terzo trimestre 2020, si attesta al 18,7%, superando di poco la media del Mezzogiorno (16,6%) e in ampia misura la media nazionale (10%). Dati che, ancora una volta, vedono la regione indietro rispetto al resto del Paese.

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