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Napoli, il calvario di Pietro: in clinica per riabilitarsi contrae il covid e muore

Un’ischemia cerebrale esattamente un anno fa, poi un’altra lo scorso 31 gennaio: inizia così il calvario di Pietro Facchin, napoletano di 76 anni (ne avrebbe compiuti 77 ieri) che si concluderà con un decesso per Covid lo scorso 25 marzo nel padiglione isolato del Cardarelli. In mezzo il ricovero alla clinica Hermitage di Capodimonte: è lì che – secondo una denuncia dello studio 3A, contattato dai familiari – l’uomo avrebbe contratto il virus.

“Un’altra persona bisognosa di cure per altre patologie che resta contagiato di Covid in una struttura sanitaria napoletana, dove si trovava per la riabilitazione da un ictus, e che spira dopo due settimane di agonia”, riporta una nota degli avvocati.

A farsi carico di Pietro è stata la sorella Bruna, che lo ha ricoverato presso l’istituto di Diagnosi di Capodimonte per la riabilitazione dopo il primo ictus. Dall’Hermitage il 14 agosto 2020 viene trasportato d’urgenza all’ospedale Cardarelli per una grave setticemia: una volta dimesso, per le cure riabilitative viene condotto in Villa Angela, dove però rimane solo per pochi giorni. Il 31 gennaio 2021 viene colto di nuovo da un ictus e trasportato all’ospedale Cto dei Colli Aminei, da dove, dopo 4 giorni di ricovero in Neurologia, lo trasportano ancora all’Hermitage per la riabilitazione.

Fino al 20 febbraio 2021 la sorella riesce a comunicare con lui al telefono ma in seguito i contatti diventano sempre più difficili fino a interrompersi del tutto per l’aggravamento del suo stato di salute. Di qui la decisione dei congiunti di trasferirlo in una camera singola a pagamento per poter assicurare la presenza costante di una persona di fiducia che lo accudisca meglio. Ma il 9 marzo 2021, una dottoressa dell’Hermitage spiega ai familiari che il loro caro non può essere assistito da soggetti estranei alla struttura, essendo risultato positivo al Covid-19 e collocato in isolamento: fino a quel momento tutti i tamponi a cui era stato sottoposto Facchin erano risultati negativi, “dunque è chiaro che il contagio è avvenuto all’interno della clinica”, dice lo studio.

Tre giorni dopo la situazione si aggrava e Facchin viene portato nel padiglione Covid del Cardarelli: i sanitari che l’hanno prelevato in ambulanza lo avrebbero trovato abbandonato su una sedia a rotelle, cianotico e con una grave crisi ipotensiva, a quanto riferiscono i familiari. Il 25 marzo si arrende definitivamente alla malattia dopo un lungo calvario.

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