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L’inquinamento atmosferico in un anno di pandemia

Il 2020 è stato caratterizzato dalla pandemia e in particolare dal lockdown che ha costretto in casa tutti gli italiani per oltre due mesi. Gli spostamenti sono stati limitati alle esigenze primarie e questo ha fatto sì che l’utilizzo delle macchine, del trasporto locale e di altri mezzi si sia ridotto notevolmente. Una situazione che inizialmente ha avuto dei risvolti vantaggiosi sull’ambiente, con una riduzione dell’inquinamento atmosferico registrata in diverse parti del mondo. Tuttavia, dai dati provvisori diffusi dal sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), i livelli di inquinamento atmosferico risultano complessivamente aumentati nel 2020, piuttosto che diminuiti. Questo probabilmente a causa della minore piovosità registrata in alcuni mesi dell’anno, che ha portato a una ridotta dispersione degli inquinanti.

Il lockdown legato all’emergenza COVID-19 non è stato sufficiente a compensare una meteorologia meno favorevole alla dispersione degli inquinanti

Nonostante si tratti di dati provvisori, è interessante osservare l’andamento di questo fenomeno nel 2020. In particolare rispetto a uno degli agenti maggiormente responsabili dell’inquinamento atmosferico, il Pm10

I limiti sulla presenza di Pm10 nell’aria

Il particolato Pm10 è tra i principali inquinanti generati dai processi di combustione, come quelli che coinvolgono l’utilizzo di veicoli a motore e di impianti di riscaldamento.

Come le altre polveri sottili, il Pm10 può causare gravi danni alla salute dell’uomo. Un rischio sottolineato anche nell’ultimo report di Legambiente, che dichiara che nel nostro paese sono oltre 50mila all’anno le morti causate dall’esposizione eccessiva ad inquinanti atmosferici.

Studi scientifici hanno inoltre evidenziato una correlazione tra i livelli alti di Pm10 e un aumento di ricoveri per malattie cardiache e respiratorie. In particolare nei grandi centri urbani, dove l’inquinamento atmosferico è tendenzialmente maggiore che in altri territori.

È dunque fondamentale monitorare la presenza di questo agente nell’atmosfera e per farlo vengono utilizzate apposite stazioni localizzate nella maggior parte delle aree urbane d’Italia.

Per area urbana si intende il territorio che comprende la città di riferimento, perlopiù capoluoghi di provincia, e l’area limitrofa.

534 le stazione di monitoraggio dei valori di Pm10 in Italia.

Essendo uno dei principali elementi inquinanti sono stati stabiliti dei limiti per regolamentarne i valori, sopra i quali l’aria diventa dannosa per gli abitanti. L’organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha fissato un valore di riferimento entro cui sottostare, pari a 50 µg/m³ da non superare per più di 3 volte in un anno. Il rispetto di questo limite rientra nei 17 obiettivi che le Nazioni unite hanno prefissato all’interno dell’agenda 2030 a cui hanno aderito l’Unione europea e i suoi stati membri, compresa l’Italia.

Oltre alle raccomandazioni dell’Oms, anche l’Italia nel decreto legislativo 155/2010 regola la concentrazione di Pm10, stabilendo come limite massimo 50 µg/m³, da non superare oltre 35 giorni all’anno. Lo stesso parametro è stato assunto anche a livello europeo all’interno del pacchetto aria pulita volto a ridurre notevolmente l’inquinamento atmosferico in tutti i paesi membri.

Il superamento dei limiti nelle regioni

Considerata la situazione eccezionale che ha coinvolto l’Italia nel 2020, in particolare nei mesi di lockdown, era possibile aspettarsi una concentrazione inferiore di Pm10 nelle aree urbane del paese. Invece, come accennato in precedenza, il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa) mostra una situazione differente da quella immaginata. Con i dati 2020 che mostrano, seppur in via ancora provvisoria, un aumento della presenza di Pm10 rispetto al 2019. Almeno in termini di superamento dei limiti di legge.

I dati rappresentano il numero di stazioni per regione che nel 2020 hanno superato i valori limite italiani ed europei di Pm10 (50 µg/m³ per un numero massimo di 35 superamenti annui del limite giornaliero), il valore limite dell’Oms (50 µg/m³ per un numero massimo di 3 superamenti annuali) e le stazioni che hanno misurato valori superiore al limite per un periodo tra i 3 e 35 giorni.

Tuttavia, i dati presentati non sono definitivi. Infatti, i dati del 2020 saranno aggiornati a seguito della validazione annuale ancora da effettuare.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Snpa, Arpa o Regioni
(ultimo aggiornamento: domenica 31 Maggio 2020)

Su 543 stazioni di monitoraggio, 155 superano il valore limite giornaliero sancito dall’Italia, cioè il 29% di tutte le stazioni. Di queste 131 sono nel nord Italia, in particolare in Lombardia (55), Veneto (27), EmiliaRomagna (24) e Piemonte (20).

22% e stazioni che hanno superato per più di 35 giorni il limite massimo di Pm10 nel 2019. Cioè 7 punti in meno rispetto al dato provvisorio 2020 (29%).

Al contrario, dieci regioni (considerando le province autonome di Trento e Bolzano) non registrano stazioni che hanno superato per più di 35 giorni il livello di 50 µg/m³. Di queste cinque sono nel sud Italia: Sardegna, Abruzzo, Calabria, Basilicata e Puglia.

Per quanto riguarda invece il valore di riferimento Oms (50 µg/m³, da non superare più di 3 volte in un anno), sono 405 (75,8%) le stazioni che l’hanno oltrepassato nel 2020. Un superamento registrato in almeno una stazione per tutti i territori considerati, esclusa la provincia autonoma di Bolzano.

Tra le regioni sopra il limite troviamo la Puglia. Dove su 52 stazioni di monitoraggio 40 hanno registrato superamenti per un periodo annuale tra 3 e 35 giorni. Segue il Lazio dove la metà dei punti di controllo hanno superato i 3 giorni sopra 50 µg/m³ di Pm10, mentre altri 6 hanno invece hanno registrato valori superiori al limite imposto dalla legge nazionale.

Complessivamente, è nelle aree urbane del nord che si trova la maggior parte delle stazioni che hanno registrato superamenti del limite più alto, cioè quello imposto a livello nazionale.

29% le stazioni delle regioni del nord Italia che hanno registrato una concentrazione di Pm10 superiore a 50 µg/m³ per più di 35 giorni in un anno.

L’inquinamento da Pm10 nei capoluoghi italiani

Tra le linee guida avanzate dall’Oms rientra anche la raccomandazione di non superare una concentrazione media annuale di 20 µg/m³ di Pm10 nell’aria.

Un limite che in Italia nel 2020 è stato oltrepassato da più della metà dei capoluoghi (59 su 109).

60%  dei capoluoghi di provincia ha registrato una concentrazione media annua di Pm10 superiore a 20 µg/m³ nel 2020.

I dati rappresentano i valori medi annuali delle polveri sottili (Pm10) nell’aria dei capoluoghi di provincia che nel 2020 hanno superato il valore medio annuale suggerito dall’Oms pari a 20 µg/m³.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Legambiente, Arpa o Regioni
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)

Anche in questo caso, l’area padana è tra le più inquinate in Italia. A riprova di questo, tra i primi 15 capoluoghi con un valore medio di Pm10 superiore a 20 µg/m³ ci sono solo capoluoghi del nord, perlopiù di Lombardia ed EmiliaRomagna.

59 le città capoluogo che hanno registrato una media annuale superiore a quanto consigliato dall’Oms.

Torino risulta il capoluogo che nel 2020 ha il valore medio di Pm10 più alto, pari a 35 µg/m³, 15 in più rispetto a quanto consigliato dall’Oms. Seguono Padova, Rovigo e Milano con un valore medio pari a 34 µg/m³.

Chiudono invece la classifica Lecce, Lecco, Andria, Foggia, La Spezia e Biella con 21 µg/m³ media nel 2020. Questi, pur avendo i valori più bassi tra i capoluoghi analizzati, hanno comunque superato il valore medio suggerito dall’Oms per tutelare la salute della popolazione.

Dai dati osservati, sebbene provissori, emerge quindi che nonostante i mesi di lockdown l’inquinamento atmosferico non si è fermato, in particolare quello da Pm10. Tanto che le violazioni dei limiti sulla concentrazione di questo agente nell’aria hanno portato l’Unione europea ad aprire tre procedure di infrazione a carico dell’Italia nel 2020 e una nuova ordinanza sul tema è stata avviata nel 2021. Segnale della necessità per il nostro paese di rispettare le norme nazionali e comunitarie sul tema, per contribuire a ridurre la presenza di Pm10 e di conseguenza l’inquinamento atmosferico e tutti i rischi che questo fenomeno comporta.

 

Photo: FedericoPexels

L’articolo L’inquinamento atmosferico in un anno di pandemia proviene da Openpolis.