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San Patrignano, i figli di Vincenzo Muccioli querelano Netflix per la serie SanPa

I figli di Vincenzo Muccioli, l’uomo che costruì e guidò la comunità di recupero di San Patrignano, a Coriano, in provincia di Rimini, hanno querelato Netflix per diffamazione aggravata. Per Andrea e Giacomo Muccioli la ricostruzione della storia della Comunità nella serie SanPa. Luci e tenebre a SanPatrignano è “distorta”. Al prodotto aveva partecipato con lunghe interviste lo stesso Andrea Muccioli.

La notizia è stata riportata da Il Corriere Romagna. I due fratelli sono assistiti dall’avvocato Alessandro Catrani. In particolare, al centro della querela, le voci riportate sulla presunta morte per Aids di Vincenzo Muccioli. L’ultima puntata della serie riporta delle indiscrezioni, che non sono mai state confermate, e che in effetti non conferma, su una presunta omosessualità del fondatore della comunità. Speculazioni insomma, secondo l’accusa. Il Corriere della Sera scrisse di un aggravamento di un’epatite C. Mai rivelata la causa della morte.

Muccioli ha affrontato due processi. Il primo nel 1983 definito “Processo delle catene” con l’accusa sequestro di persona e maltrattamenti, finito con una assoluzione con formula piena in Appello e in Cassazione nel 1990 che ribaltarono la sentenza di primo grado. Il secondo processo, del 1994, aveva portato una condanna di otto messi per favoreggiamento (con sospensione condizionale) e a un’assoluzione dall’accusa di omicidio colposo di Roberto Maranzano nella comunità, col cadavere del giovane rinvenuto in una discarica in provincia di Napoli. Gli autori materiali del pestaggio furono condannati dai 6 ai 10 anni.

SanPa è uscita a fine dicembre 2020 sulla piattaforma di streaming e ha riscosso un grande successo. La serie ha rimesso al centro del dibattito il tema della droga, della cura e della prevenzione, e la figura ingombrante di Vincenzo Muccioli. Si tratta della prima docu-serie originale italiana di Netflix, di Produzione 42. Il prodotto è stato visto in 190 Paesi. È stata scritta da Carlo Gabardini, Gianluca Neri, Paolo Bernardelli e diretta da Cosima Spender, realizzata con 25 testimonianze, 180 ore di interviste e immagini tratte da 51 differenti archivi.  Dalla docu-serie la Comunità di San Patrignano si era già formalmente e “completamente” dissociata, definendo il racconto fatto “unilaterale”, “sommario e parziale”, con una narrazione focalizzata “in prevalenza” su “testimonianze di detrattori”.

SanPa è “pura e semplice fiction”, “cerca l’effetto ‘pulp’ creando più ombre possibili intorno alla figura del protagonista”, “falsifica la storia, il pensiero e il modello”, aveva detto in un’intervista a Il Corriere della Sera Andra Muccioli. “Ho visto un ragazzo puntare un coltellaccio in pancia a mio babbo, avevo 16 anni. E sì, in quel periodo lui di schiaffoni ne ha dati non pochi. Sapevo anche dei ragazzi incatenati perché non fuggissero. Certo che la violenza c’era a San Patrignano, stiamo parlando di una guerra. Una guerra che però è stata vinta con la forza dell’amore”.

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