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Il Sindacato medici italiani denuncia: dosi insufficienti, medici depotenziati

ROMA – “I vaccini ai medici di medicina generale sono ancora fermi a prima di Pasqua, quando le condizioni erano critiche, le dosi infatti restano insufficienti. Avanti di questo passo arriveremo a giugno senza un numero di somministrazioni adeguate“. A denunciarlo è Cristina Patrizi, responsabile regionale del Lazio del Sindacato medici italiani (Smi) che, interpellata dalla Dire, spiega dove si sta inceppando la macchina vaccinale.

“In una Asl di Roma, per esempio, è stato comunicato che le dosi di Pfizer non sono somministrabili come prima dose e quindi possono essere usate solo per le seconde dosi- spiega Patrizi- i colleghi hanno quindi dovuto annullare le prenotazioni. Anche le prenotazioni di dosi fatte dai medici venerdì scorso non sono state evase, questo vuol dire che non possono essere ritirate le fiale e non si possono fare le inoculazioni”.

In queste ore stanno arrivando nuove forniture di vaccino, segnalano dalla struttura commissariale. “Abbiamo avuto notizia già nei giorni scorsi che le dosi arriveranno- dice Patrizi- ma siamo ancora in attesa. Immaginiamo che la situazione dovrebbe sbloccarsi ma ci chiediamo a cosa valga un ruolo così marginale per i medici. Anche una collega di un’altra Asl della Capitale mi ha confermato che non possiamo fare nuove vaccinazioni, perché il numero di dosi arrivate non è sufficiente. Fino alla settimana scorsa i colleghi hanno vaccinato tra 7 e 14 persone al giorno, quando sono stati fortunati. Io ho aderito all’unità mobile per le vaccinazioni a domicilio ma con questi numeri il nostro ruolo è depotenziato. Eppure abbiamo gestito le campagne antinfluenzali molto bene quest’anno, almeno qui nel Lazio, e saremmo in grado di procedere a spron battuto”.

Per aumentare il numero di somministrazioni, da fine mese ci saranno anche vaccini nelle farmacie. “La vaccinazione deve essere implementata– commenta la responsabile regionale del Lazio del Sindacato medici italiani (Smi)- ma è nella figura del medico il punto centrale di questa operazione, anche perché serve una valutazione clinica del paziente, prima della somministrazione, che deve essere effettuata dal medico. Ci sono insomma delle condizioni per cui i farmacisti non possono agire, a nostro parere. I vaccini vanno fatti, possibilmente in monodose, quindi la modalità operativa implica il siero di Johnson & Johnson. Il vaccino a mRna non è l’arma giusta per la medicina generale. Chi si occupa dell’organizzazione del sistema deve valutare questo aspetto. Se tutto questo non verrà valutato a giugno ancora saremo ancora a parlare di come incrementare il numero di somministrazioni”.

Ma i medici di base in modalità vaccinatori bastano, qualora arrivassero i vaccini? “L’attuazione di questa operazione è comunque complicata, nonostante la collaborazione dei medici di medicina generale: ci sono infatti difficoltà logistiche, una corsa a ostacoli per prendere le fiale, prenotazioni che saltano. Molti dei colleghi hanno anche dato adesione alla somministrazione presso gli hub vaccinali, oltre che a domicilio per i pazienti che non possono spostarsi, ma la vera progressione delle somministrazioni presso gli studi non c’è. Dovevano darci AstraZeneca ma non lo stanno facendo. È impensabile che un medico, da venerdì che ha fatto la prenotazione, al martedì la sua richiesta sia ancora inevasa. Se il sistema preferisce sottrarre risorse di personale negli ospedali per far fare i vaccinatori, va bene- conclude Patrizi- basta che lo dicano però e non si attribuiscano ai medici di medicina generale le responsabilità in una campagna che prima ci vede protagonisti e ci butta sui giornali, e di fatto invece ci relega a riservisti e retrovie”.

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