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Covid e crisi divorano le famiglie, serve un patto contro la povertà

Come riporta l’articolo a firma di Francesca Sabella su Il Riformista dello scorso 2 aprile, in Campania un cittadino su due è a rischio povertà. Lo rivela un’indagine di Openpolis del 2019, quando della pandemia non c’era traccia. La nostra Regione, assieme alla Sicilia, è tra le prime venti in Europa per rischio di povertà più alto. I dati saranno verosimilmente peggiori nei prossimi mesi, quando saranno analizzati i numeri relativi all’ultimo anno. Tra i dati relativi all’Italia, anche la crescita della percentuale di persone con disabilità a rischio di povertà o esclusione sociale pari al 29,5%. La povertà assoluta torna a crescere e tocca il valore più elevato dal 2005. Le stime preliminari del 2020 indicano valori dell’incidenza di povertà assoluta in crescita sia in termini familiari (da 6,4% del 2019 al 7,7%, +335mila), con oltre due milioni di famiglie, sia in termini di individui (dal 7,7% al 9,4%, oltre un milione in più) che si attestano a 5,6 milioni.

Nell’anno della pandemia si azzerano i miglioramenti registrati nel 2019. Dopo quattro anni consecutivi di aumento, si erano infatti ridotti in misura significativa il numero e la quota di famiglie (e di individui) in povertà assoluta, pur rimanendo su valori molto superiori a quelli precedenti la crisi avviatasi nel 2008, quando l’incidenza della povertà assoluta familiare era inferiore al 4% e quella individuale era intorno al 3%. Pertanto, secondo le stime preliminari del 2020, la povertà assoluta raggiunge, in Italia, i valori più elevati dal 2005 (ossia da quando è disponibile la serie storica per questo indicatore). Dinanzi a questa fotografia è importante che il governo Draghi realizzi le otto proposte fatte dall’Alleanza contro la povertà per rafforzare il reddito di cittadinanza rendendolo più equo, inclusivo e attento alle nuove emergenze sociali nate con la pandemia.

Incrementare il sostegno economico per le famiglie in povertà con figli aumentando l’equità della misura, sostituendo l’attuale scala di equivalenza con quella dell’Isee ed eliminando il tetto per le famiglie numerose (o innalzandolo sensibilmente). Ampliare la platea dei beneficiari includendo gli stranieri con la riduzione degli anni di residenza richiesti per l’accesso alla misura da dieci a due, abrogando contestualmente la norma che prevede l’obbligo di presentazione di specifica certificazione. Consentire maggiore accesso alla misura anche a una parte di coloro che sono caduti recentemente in condizioni di povertà e hanno usufruito del Rem attraverso un temporaneo innalzamento della soglia Isee (da 9.360 a 15.000 euro), prevedendo un allentamento dei requisiti aggiuntivi richiesti sul patrimonio mobiliare e immobiliare. Eliminare la sospensione di un mese nell’erogazione del RdC per coloro che hanno diritto al rinnovo. Agevolare l’utilizzo dell’Isee corrente introducendo la possibilità di richiedere tale indicatore anche in presenza di sensibili perdite del patrimonio mobiliare e/o immobiliare.

Confermare la consistenza del Fondo Povertà e il rafforzamento degli interventi e dei servizi sociali, consentendo alle amministrazioni comunali di assumere personale dedicato in deroga ai vincoli attualmente previsti. Reintrodurre l’analisi preliminare da parte del Segretariato sociale per garantire un’adeguata valutazione multidimensionale dei bisogni dei nuclei coinvolti; con verifica da parte del Mlps e della Rete della protezione e dell’inclusione sociale del rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni e adozione degli interventi necessari in caso di difficoltà o inadempienza delle amministrazioni locali. È necessario, pertanto, riequilibrare lo strumento del Reddito di Cittadinanza a favore delle famiglie numerose e dei minori. È più che mai urgente intervenire, il RdC e il Rem hanno svolto una funzione particolarmente rilevante in questa fase pandemica. Però sono necessari dei miglioramenti, primo tra tutti quello di assorbire tra i beneficiari del RdC, una parte dell’ampia platea che ha fatto richiesta del Reddito di Emergenza.

Ora che la Corte dei Conti ha registrato il decreto di riparto del Fondo Povertà per il 2020 emanato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, è necessario che le Regioni e gli ambiti territoriali si attivino subito per impegnare le risorse disponibili nel potenziamento degli interventi e dei servizi sociali territoriali al fine di garantire i livelli essenziali delle prestazioni previsti dalle norme e l’adeguata presa in carico della popolazione in povertà. Il Piano nazionale per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà 2018-2020 ha individuato importanti priorità di spesa nell’utilizzo di questo Fondo, volte a rafforzare la capacità delle istituzioni locali di individuare e rispondere ai bisogni della popolazione attivando i necessari percorsi di inclusione personalizzati.

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