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Cannabis terapeutica, tra le polemiche sulla Dadone e la droga la priorità sono i malati

Le minacce di crisi di Governo alla notizia che la Ministra Fabiana Dadone sarà responsabile per le politiche in materia di droghe ci confermano che a destra si resta proibizionisti ideologici mentre a sinistra le riforme di libertà continuano a esser trattate con timore. Con l’eccezione del Presidente della Commissione Giustizia della Camera Mario Perantoni (M5S), Riccardo Magi (Radicali italiani) e Benedetto Della Vedova (+Europa) il centrosinistra s’è distinto per mutismo (e rassegnazione?) contro i proibizionisti.

A fine marzo la Ministra Dadone aveva risposto a una lettera che avevamo scritto al Presidente del Consiglio e al Ministro della Salute a nome degli oltre 400 digiunatori che solidarizzano con Walter De Benedetto che è accusato d’aver coltivato cannabis per alleviare i dolori dell’artrite reumatoide con cui convive da anni. La lettera a Draghi e Speranza, tra le altre cose, chiedeva la convocazione della Conferenza Nazionale sulle droghe che non si tiene dal 2009 e che è uno degli obblighi previsti dal Testo Unico del 1990. Nel risponderci la Ministra Dadone ha annunciato l’intenzione di procedere quanto prima possibile a organizzare l’incontro compatibilmente con l’emergenza sanitaria. Archiviata la polemica pasquale occorre adesso guardare al futuro: l’emergenza non è la “droga” semmai lo è il non valutare l’impatto della legge attuale! La Conferenza Nazionale serve proprio a questo. Acquisita la decisione della Ministra di applicare la legge, ci permettiamo di segnalare la necessità di coinvolgere nei lavori preparatori anche malati, persone che usano sostanze e le associazioni della società civile. Si tratta di “portatori di interessi” che negli anni si son fatti attivatori di democrazia e propositori di riforme.

Non essendo necessaria alcuna revisione legislativa sulla cannabis terapeutica, avere una responsabile politica potrà facilitare la risoluzione “amministrativa” di questioni che non rientrano strettamente nelle competenze della Ministra ma che necessitano di una “regia”. A seguito del voto dell’ONU che ha cancellato la canapa dalla IV Tabella della Convenzione Unica sulle droghe, tra le questioni più urgenti c’è quella di far fronte ai gravi problemi di approvvigionamento delle terapie a base di cannabis. Dopotutto il decreto fiscale del 2017 apre già alla produzione della pianta terapeutica ai privati, se attuato si promuoverebbe un settore con significativi potenziali economici. Va urgentemente semplificata l’importazione di cannabinoidi per sopperire alle necessità di migliaia di malati, promossa la formazione e informazione degli operatori e inclusi i cannabinoidi terapeutici nei Livelli Essenziali di Assistenza per renderli rimborsabili in modo uniforme in tutta Italia.

Se tutti, anche i proibizionisti, sono a favore della cannabis terapeutica non si capisce perché non sia ancora stata cancellata la circolare ministeriale dell’autunno scorso che ne impedisce la distribuzione tramite corriere o annullato il decreto che inserisce il CBD nelle tabelle delle sostanze psicotrope. Infine l’Italia può e deve investire in ricerca e sperimentazioni cliniche a partire dalla produzione nazionale di cannabis definendo il catalogo di cosa può essere prodotto industrialmente e per quali finalità. Si tratta di fronti d’azione necessaria e urgente che devono andare in parallelo alla preparazione della Conferenza Nazionale. Poi ci sono le riforme strutturali – ma per quelle non basta una Ministra.

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