• Gio. Giu 24th, 2021

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L’appello di Bassolino offre alla politica l’occasione di dire addio al populismo

Napoli continua a soffrire la mancanza di un governo locale capace di aggredire le difficoltà che i cittadini affrontano quotidianamente. Lo slittamento della scadenza elettorale rende ancor più complicata la realtà, paventando ulteriori mesi di vuoto amministrativo. Ci rimangono i buoni propositi di Alessandra Clemente, che appare come un’aliena inconsapevole dei disastri di dieci anni di malgoverno, vuoto programmatico e parole al vento condite da un bel po’ di populismo arancione. Intanto, come Antonio Bassolino ha recentemente ricordato, scorre inesorabilmente il tempo in cui le istituzioni sono chiamate a definire i progetti da inserire nel Recovery Plan. La scadenza è il 30 aprile, data entro la quale vanno colte, per Napoli e per il resto del Mezzogiorno, le opportunità di rilancio dell’innovazione e dello sviluppo attraverso le risorse del Recovery Fund: un evento epocale che segnerà il futuro della città e dell’ area metropolitana.

L’amministrazione de Magistris ha messo insieme qualche progetto tratto dal piano triennale delle opere pubbliche, ma senza visione strategica per lo sviluppo del territorio e concertazione con imprese e investitori: un’accozzaglia incapace di indicare la via di uno sviluppo moderno e sostenibile. In questo quadro appare ancor più incomprensibile il confronto apertosi sul nuovo sindaco: nel centrodestra continua la “campagna di ascolto” del pm Catello Maresca, per certi versi avulsa dalla realtà, dal dissesto economico finanziario, dal degrado dei servizi e dall’indebolimento preoccupante del sistema economico locale. I partiti di quello schieramento sono silenti e impacciati, così dimostrando l’inadeguatezza rispetto al tema del governo cittadino.

Il centrosinistra, in egual modo, non dà segnali di ripresa; anzi, è sempre più impaludato nell’attesa di indicazioni da Roma. Non si comprende quanto sia profondo lo scollamento tra la politica e la società civile, già manifestatosi in modo eclatante con il forte astensionismo in occasione delle ultime amministrative. C’è un intero mondo che va intercettato e reso protagonista del futuro della città e della sua area metropolitana. È su quel campione sociale che si giocherà la differenza tra i candidati nel prossimo autunno. Perciò appare incredibile che il segretario del Pd continui a indicare come esempio il 17% conquistato alle ultime regionali o, ancor di più, il risultato delle suppletive che portò all’elezione di Sandro Ruotolo: allora votarono poche migliaia di persone e, più che una grande vittoria, fu il chiaro segnale delle difficoltà nel rapporto con i cittadini, quasi di una frattura epocale dalla quale emerge l’esigenza di una nuova e autorevole politica e di un rinnovato e solido sistema dei partiti.

Perciò la decisione di Bassolino di parlare ai napoletani, aprendo la discussione su ciò che va fatto nei prossimi anni, è un fatto politico rilevante. Non è una declamazione di astratti capitoli, ma l’indicazione puntuale di scelte concrete come la digitalizzazione della macchina comunale, la ridefinizione di una programmazione ecosostenibile che muti le condizioni del consumo energetico, la riforestazione dei grandi parchi, lo sviluppo dell’area portuale come luogo cardine per le funzioni di tutta la linea di costa dall’area flegrea alla penisola sorrentina. Su queste cose concrete Bassolino ha chiesto alla politica di trovare un momento e un luogo comune, unitario, sottolineando, ancora una volta, la necessità del dialogo tra le istituzioni.

Sia chiaro, quell’appello ha un grande valore anche simbolico perché cancella ogni ipotesi populista e consociativa, offre un nuovo cimento identitario alle forze, indica un’importante novità culturale e politica, pone le condizioni per andare oltre il disastro compiuto in questi anni. La politica, dunque, decida cosa fare: rimanere uno strano oggetto in mano a piccoli gruppi oppure tornare a essere uno straordinario strumento per tante persone desiderose di giocare un ruolo da protagoniste nel nuovo mondo che avanza.

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