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La carenza di aree sportive all’aperto nelle città del sud

Praticare sport è un’attività fondamentale per lo sviluppo e la crescita di bambini e ragazzi. Non solo da un punto di vista fisico, ma anche psicologico e sociale. Facendo sport infatti i minori imparano l’importanza di rispettare i compagni di squadra, di seguire delle regole e di impegnarsi per raggiungere degli obiettivi. Il tutto avendo anche la possibilità di giocare e divertirsi insieme ai propri coetanei.

Le misure anti contagio limitano le attività sportive.

In questo periodo, le restrizioni imposte dalla pandemia in corso limitano le possibilità di praticare sport, specialmente al chiuso e in gruppo. Una misura necessaria per contenere i contagi da Covid-19, ma che rischia di avere dei risvolti negativi sullo sviluppo dei minori.

In occasione della giornata internazionale dello sport, abbiamo deciso di analizzare da un lato le abitudini di bambini e ragazzi riguardo l’attività fisica, dall’altro, la disponibilità nelle città italiane di aree sportive all’aperto. Strutture che, in fasi di minore allarme pandemico, potrebbero forse permettere almeno la pratica sportiva all’aperto. Oltre a dare la possibilità ai bambini e ragazzi che abitano nelle città di accedere ad aree verdi, una risorsa fondamentale per mitigare gli effetti dell’inquinamento sulla salute, specialmente dei minori.

La pratica sportiva di bambini e ragazzi

Da un’indagine Istat del 2019 sulle abitudini della popolazione italiana in merito all’attività fisica, emergono dati interessanti riguardo i minori. Sono i bambini in età di scuole elementari e medie, tra 6-10 anni e tra 11-14, a praticare con maggiore frequenza sport in modo continuativo. Mentre l’abitudine è meno diffusa tra i più piccoli (3-5 anni) e i più grandi (15-17).

I dati sono il risultato di un sondaggio relativo alla frequenza con cui gli intervistati ritengono di svolgere attività fisica.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Tra le fasce 6-10 e 11-14 anni, la percentuale di minori che fanno sport con continuità è circa il 60% in entrambi i casi. Una percentuale comunque limitata, considerando che non supera di molto la metà. Per quanto riguarda poi gli altri livelli di frequenza monitorati, i risultati sono in linea con quanto visto. Con le fasce 3-5 e 15-17 che presentano le percentuali più alte di minori che praticano sport solo qualche volta o mai.

Oltre ai dati classificati per fasce d’età, Istat nella sua indagine fornisce un quadro della diffusione di queste abitudini anche a livello regionale. Anche se in questo caso i dati si riferiscono a tutta la popolazione, e non solo ai minori, è utile sottolineare il grande divario che emerge tra il sud Italia e il resto del paese. Nessuna regione meridionale infatti, fatta eccezione per Abruzzo e Sardegna, supera la media nazionale di persone che praticano sport con continuità.

26,6% la popolazione dai 3 anni in su che pratica sport con continuità, in Italia nel 2019.

Le aree sportive all’aperto nei capoluoghi italiani

Un altro divario messo in evidenza dall’indagine Istat, oltre a quello geografico, emerge mettendo a confronto i comuni più e meno abitati. Solo nei centri più abitati (dai 50mila abitanti in su) la quota di persone che praticano sport con continuità supera la media nazionale (26,6%).

27,5% la popolazione dai 3 anni in su che pratica sport con continuità, nei comuni con più di 50mila abitanti.

Ma dov’è possibile praticare sport in città? Come abbiamo visto in precedenza, un’alternativa per fare attività fisica nei centri urbani è quella di usufruire delle aree sportive all’aperto. Cioè aree a servizio ludico ricreativo adibite a campi sportivi, piscine, campi polivalenti, aule verdi e altro.

Per aree sportive all’aperto si intendono aree all’aperto a servizio ludico ricreativo adibite a campi sportivi, piscine, campi polivalenti, aule verdi etc. La grandezza e il colore dei cerchi indicano i metri quadri disponibili per residente 0-17. Non sono disponibili i dati sui comuni di Verona, Roma, Salerno, Matera e Bolzano.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Dalla mappa risulta evidente come mediamente i capoluoghi del nord e del centro, rispetto a quelli del sud, offrano più aree sportive all’aperto in relazione alla popolazione minorile. Fatta eccezione per Oristano (58,4 mq per residente 0-17), i comuni che superano i 40 mq per minore sono tutti del nord Italia. Si tratta di Ferrara (64,6 mq), Pordenone (60 mq), Rovigo (46,9 mq), Piacenza (46,8 mq) e Ravenna (44 mq).

Anche riducendo i metri quadri, la situazione è analoga. Nessun capoluogo del sud supera i 20 mq per minore residente, fatta eccezione per Oristano, come abbiamo già visto e Benevento (36,4). La maggior parte dei capoluoghi del sud infatti non offre più di 10mq di area sportiva per residente 0-17. Da sottolineare tuttavia, che anche a nord sono diverse le città dove tali aree sono poco presenti. In particolare Bologna, Genova e Milano, dove è disponibile meno di un metro quadro di area sportiva all’aperto per ciascun minore.

La presenza di aree sportive è utile a promuovere l’attività fisica.

Un ultimo aspetto da evidenziare infine, è che i dati sull’offerta di aree sportive sono in un certo senso in linea con quanto abbiamo accennato in precedenza sulle differenza tra nord e sud nell’abitudine di fare attività fisica. Abbiamo infatti sottolineato come nelle regioni del Mezzogiorno siano meno le persone che praticano sport con continuità. Questo può quindi indicare una correlazione tra offerta di luoghi adibiti a tale scopo e tendenza della popolazione a fare attività fisica.

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I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati, sia sulla pratica sportiva della popolazione che sulle aree sportive sono di fonte Istat.

Foto credit: Unsplash Peter Idowu – Licenza

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