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Conte attacca ‘la Stampa’ e gruppo Gedi: “Avete abbracciato causa Draghi”

MILANO – L’ex premier Giuseppe Conte contro il direttore del quotidiano ‘La Stampa’, Massimo Giannini, e l’intero gruppo editoriale Gedi, di proprietà della famiglia Elkann. Il neo leader del M5s, in una lunga lettera inviata al direttore della storica testata torinese, attacca infatti Giannini per il suo editoriale di Pasqua che, a detta dell’ex premier, conterrebbe “notizie false”.

Ma la replica di Conte è diretta a tutto il gruppo editoriale Gedi, di cui fanno parte anche ‘la Repubblica’, ‘l’Espresso’ e ‘l’Huffington Post’, accusato di aver adottato una linea ostile al governo giallorosso e favorevole alla nascita dell’esecutivo Draghi: “Lei e l’intero gruppo editoriale a cui il Suo giornale fa riferimento- scrive Conte- avete abbracciato convintamente una causa. Ora, non dico che debba fidarsi di me. Ma dia retta almeno a un raffinato stratega quale Talleyrand, che ai suoi collaboratori raccomandava sempre: “𝘚𝘶𝘳𝘵𝘰𝘶𝘵 𝘱𝘢𝘴 𝘵𝘳𝘰𝘱 𝘥𝘦 𝘻𝘦̀𝘭𝘦” (“Soprattutto non troppo zelo”). Quando si eccede in fervore si rischia di servire male la causa“.

CONTE ROMPE IL SILENZIO: NON POSSO TACERE DAVANTI A QUESTE FALSITA’

L’ex premier torna a parlare di vicende di attualità politica e a difendere l’operato del proprio governo, dopo alcune settimane di silenzio per concentrarsi sul compito di “rifondare il Movimento 5 Stelle” e “preparare al meglio una nuova agenda politica”. “Sono costretto a intervenire- scrive Conte- per correggere alcune falsità riportate nel lungo editoriale, che Lei ha offerto ai lettori del suo giornale il giorno di Pasqua, dedicato ai vecchi e ai nuovi scenari di politica estera del nostro Paese, con particolare riguardo al conflitto libico, dal titolo ‘Italia e Libia. Un atlante occidentale’”.

“Non posso tacere- spiega l’ex premier- perché queste notizie false, essendo attinenti alla politica estera perseguita dall’Italia negli ultimi anni, non riguardano solo la mia persona, ma anche un buon numero di nostri professionisti, della filiera diplomatica e dell’intelligence, che hanno condiviso gli sforzi e profuso grande impegno in questa direzione. Non entro, peraltro, nel merito delle varie considerazioni da Lei formulate. Sono sue, opinabili valutazioni. Non Le scrivo per aprire una discussione sui complessi scenari di geo-politica. Ma trovo palesemente fuorviante riassumere tutte le iniziative di politica estera poste in essere dai due governi da me presieduti con l’immagine di un’“Italietta che finalmente si risveglia dalla sbornia nichilista, sovranista e anti-occidentale di questi ultimi tre anni””.

LA VERSIONE DI CONTE SUI RAPPORTI TRA ITALIA E LIBIA

Secondo Conte, nell’editoriale di Giannini che parla della visita del premier Draghi in Libia “ci sono due notizie false, che non riguardano solo me personalmente quanto la politica estera perseguita dall’Italia. Queste due falsità sono precedute da un suo commento molto malevolo: ‘Le ultime pezze a colori improvvisate da Giuseppe Conte nel Corno d’Africa e nella Penisola Arabica hanno portato più malefici che benefici’. La prima falsità: “I due incontri ad Abu Dhabi con Mohammed bin Zayed, tra il novembre 2018 e il marzo 2019, furono talmente inutili sul dossier libico che lo sceicco emiratino diede ordine ai suoi diplomatici di non organizzargli mai più altri colloqui con l’Avvocato del Popolo”. La seconda falsità: “Il blitz a Bengasi del 17 dicembre 2020, organizzato come uno spot di bassa propaganda solo per riportare a casa i pescatori mazaresi previa photo-opportunity con Haftar, è stato ancora più imbarazzante”.

“La prima notizia- scrive Conte- è smentita dal fatto che dopo le date che Lei ricorda ho avuto ulteriori colloqui con lo sceicco Mohammed bin Zayed, che hanno confermato non solo l’eccellente rapporto personale instaurato, ma anche le ottime relazioni tra i nostri due Paesi. Mi permetta poi di sottolineare che la sua falsità suona davvero ingenua: in pratica ha tentato di convincere i Suoi lettori che lo sceicco emiratino avrebbe informato solo lei che non avrebbe più accettato colloqui con il sottoscritto, quando invece abbiamo sempre operato, anche a tutti i livelli della filiera diplomatica e di intelligence, nella reciproca consapevolezza che i nostri rapporti fossero molto buoni”.

“La seconda falsità- aggiunge l’ex premier- è non meno sorprendente, in quanto già all’epoca dei fatti chiarii che volai in Libia non per piacere, ma perché fu l’unica condizione per ottenere il rilascio dei diciotto pescatori. L’ho fatto. Lo rifarei. Dopo un lungo negoziato e dopo avere respinto altre richieste che giudicai non accoglibili, atterrai all’aeroporto di Bengasi, dove Haftar mi accolse e firmò in mia presenza il decreto di liberazione dei diciotto pescatori. Quanto alla photo opportunity, caro Direttore, la informo che ho ricevuto più volte Haftar a Roma, anche nel pieno di quest’ultimo conflitto libico. Aggiungo che non troverà in giro nessuna mia foto con i pescatori: a loro e a tutti i cittadini di Mazara ho mandato un saluto a distanza. Ho evitato di incontrarli proprio per non dare adito a speculazioni inopportune. Ma vedo che con Lei questa premura, ancora a distanza di tempo, non è servita”.

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