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Giuseppe Calvaruso, il boss-manager della mafia che fa picchiare i rapinatori

E’ considerato il nuovo capo del mandamento Pagliarelli, una delle organizzazioni mafiose siciliane più potenti, con base operativa nell’area sud-orientale di Palermo. Un boss di 44 anni che da circa un anno, tuttavia, vive in Brasile e, secondo la ricostruzione degli investigatori, ha rapporti commerciali con imprenditori di Singapore.

Giuseppe Calvaruso è stato fermato dai carabinieri mentre scendeva con la scala mobile al piano terra dell’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo. Arrivava dal Brasile, voleva trascorrere qualche giorno in famiglia, in occasione delle festività pasquali, dopo circa un anno di assenza in Sicilia. Invece ai piedi di quella scala mobile ha trovato due carabinieri del nucleo investigativo di Palermo con in mano il provvedimento di fermo per associazione mafiosa.

Oltre a Calvaruso, sono finiti in carcere anche il suo braccio destro Giovanni Caruso, 50 anni, che lo sostituiva durante i suoi lunghi soggiorni in Sudamerica e altre tre persone: Silvestre Maniscalco, 41 anni, Francesco Paolo Bagnasco, 44 anni, Giovanni Spanò, 59 anni. I cinque sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, lesioni personali, sequestro di persona, fittizia intestazione di beni, tutti reati aggravati dal metodo e dalle modalità mafiose.

Calvaruso era diventato il reggente del clan dopo l’arresto di Settimo Mineo, avvenuto alla fine del 2018.

Il provvedimento è stato emesso dai sostituti procuratori della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo Federica La Chioma e Dario Scaletta, coordinati dall’aggiunto Salvatore De Luca. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Calvaruso, scarcerato nel 2016, era fra i boss più attivi dal punto di vista imprenditoriale: oltre al riciclaggio dei proventi illeciti in attività pulite grazie a prestanome soprattutto in società operanti nel settore edile e della ristorazione, Calvaruso aveva avviato un canale di investimenti provenienti dall’estero, Singapore in primis.

Grazie a mediatori siciliani da anni residenti a Singapore aveva stretto rapporti di natura economica con un cittadino singaporiano, interessato a investire ingenti capitali nel settore edile e turistico-alberghiero in Sicilia. Gli inquirenti hanno documentato investimenti immobiliari arrivati da Singapore per oltre due milioni e mezzo di euro pilotati dagli uomini del mandamento di Pagliarelli. Fra gli acquisti dell’immobiliarista di Singapore c’è anche un palazzo d’epoca di corso Vittorio Emanuele, a centro metri dalla cattedrale di Palermo. Il business dei clan consisteva nell’aggiudicarsi, se necessario con il ricorso all’estorsione, i lavori di ristrutturazione di tutti gli immobili acquistati dall’immobiliarista di Singapore. Calvaruso non si era accontentato del business con Singapore, voleva di più, era venuto a conoscenza di un affare finanziato dall’Onu per la realizzazione di case, scuole e ospedali in Niger. E ci voleva entrare con l’aiuto di uno studio di progettazione molto importante di Milano.

Calvaruso era il perfetto esempio di boss manager, con agganci internazionali e l’idea di utilizzare i soldi illeciti per finanziare affari puliti. Ma era anche uno dei capi mandamento più “ortodossi” nella gestione del territorio di Pagliarelli con estorsioni a tappeto e pugno duro contro chi sgarrava. Nessuna azione criminale senza autorizzazione del boss era tollerata, nessuna attività commerciale o artigianale apriva senza l’ok di Cosa nostra. Calvaruso e il suo braccio destro Caruso gestivano il mandamento con le vecchie regole mafiose, dove chi sgarrava veniva punito in maniera esemplare come i tre giovani rapinatori picchiati a sangue per due rapine compiute in pochi giorni e senza autorizzazione a un negozio di detersivi. Il titolare denunciò, con tanto di video, tutto a Cosa Nostra ottenendo la punizione dei responsabili.

 

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