• Gio. Giu 24th, 2021

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Walter Biot resta in carcere, l’ufficiale al centro della spy story italo-russa non risponde al Gip: “Sono frastornato”

Resta detenuto nel carcere romano di Regina Coeli Walter Biot, l’ufficiale della Marina militare arrestato mercoledì a Roma con l’accusa di spionaggio. A deciderlo di Gip di Roma Antonella Minunni che ha sciolto la riserva al termine dell’udienza di convalida emettendo una ordinanza di custodia cautelare in carcere.

L’ufficiale, al centro di una intricata spy story sull’asse Roma-Mosca, non ha risposto al gip nel corso dell’interrogatorio di convalida e garanzia. Biot ha infatti deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere, col suo avvocato difensore che aveva chiesto al giudice la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari.

Davanti al Gip di Roma Biot si sarebbe detto “frastornato e disorientato” ma “pronto a chiarire la mia posizione”. L’ufficiale della Marina militare, difeso dall’avvocato Roberto De Vita, ha quindi contestato la ricostruzione che lo ha portato in carcere con l’accusa di spionaggio, per aver venduto ad un funzionario russo documenti segreti italiani e della Nato, chiedendo però “tempo per raccogliere le idee” e affrontare così l’interrogatorio con gli inquirenti.

Secondo la Procura di Roma Walter Biot avrebbe passato documenti importanti per la sicurezza dello Stato fotografando i documenti con un cellulare e consegnando poi un nano sim al funzionario russo in un parcheggio della periferia romana, a Spinaceto.

Secondo l’indagine condotta dal Ros dei carabinieri e dall’Aise Biot sarebbe stato reclutato mesi fa.

Hanno invece lasciato l’Italia i due funzionari russi espulsi perché considerati persone “non gradite”. Secondo l’Ansa i due si chiamerebbero Aleksej Nemudrov, addetto navale e aeronautico dell’ambasciata russa a Roma, e di Dmitrij Ostroukhov, impiegato nello stesso ufficio.

LE PAROLE DELLA MOGLIE – “Mio marito non voleva fottere il Paese, scusate la parola forte. E non l’ha fatto neanche questa volta, ve l’assicuro, ai russi ha dato il minimo che poteva dare. Niente di così compromettente. Perché non è uno stupido, un irresponsabile. Solo che era disperato. Disperato per il futuro nostro e dei figli. E così ha fatto questa cosa…”. Così Claudia Carbonara, la moglie dell’Ufficiale ha spiegato la vicenda in un’intervista al Corriere della Sera.

Alcuni colleghi avevano ipotizzato che Biot messo alle strette dal bisogno di soldi per curare la figlia disabile si sarebbe messo al servizio dei russi. Ma secondo quanto raccontato dalla moglie a preoccupare davvero il militare erano i debiti e il costo della vita quotidiana che il Covid ha reso più difficile da fronteggiare. “Non riuscivamo ad andare avanti, a campare”, ha detto.

Uno stipendio da ufficiale da circa tremila euro al mese che però non era abbastanza. “Non bastavano più per mandare avanti una famiglia con 4 figli 4 cani – ha detto Carbonara – la casa di Pomezia ancora tutta da pagare, 268 mila euro di mutuo, 1.200 al mese. E poi la scuola, l’attività fisica, le palestre dei figli a cui lui non voleva assolutamente che dovessero rinunciare”. Racconta di non essere ancora riuscita a parlare con il marito recluso a Regina Coeli. E descrive il marito come un uomo dedito alla famiglia che per i figli avrebbe fatto qualsiasi cosa.

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