• Gio. Giu 24th, 2021

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Omicidio Ornella Pinto, l’ultimo messaggio del compagno: “Ti lascio in pace, aiutami a trovare una sistemazione”

Sembrava la richiesta di un appuntamento, un messaggio per stemperare i toni, che non faceva presagire nessuna premeditazione di un gesto estremo. “Farò di tutto per non assillarti più”, scriveva Pinotto Iacomino alla compagna Ornella Pinto, poche ore prima di ucciderla con 15 coltellate.

“Non è giusto, ti lascio in pace, poi magari domani parliamo”. Parole accomodanti che stridono con quanto avvenuto nella notte: l’ingresso dell’uomo nella casa in cui Ornella dormiva, e l’assalto – stando a quanto ricostruito da una perizia del medico legale disposta dalla Procura – avvenuto nel sonno, alle spalle, mentre il figlioletto dormiva lì accanto. “Mi aiuti a trovare una sistemazione per me? Ne ho bisogno”, sono le ultime parole di Iacomino a Pinto, ottenute dagli inquirenti analizzando il cellulare della donna.

Poi le coltellate, la morte e la fuga in Umbria prima di consegnarsi alle autorità. Dalle indagini sull’arma del delitto è anche emerso che il coltello usato per commettere l’omicidio era in uno degli alberghi gestiti dalla famiglia Iacomino a Ercolano.

Gli inquirenti hanno smontato la tesi inizialmente portata avanti dall’uomo, che aveva parlato di un raptus avvenuto in seguito a un litigio. Nessun segno di colluttazione è stato trovato dalle perizie sul corpo della vittima, cosa che avrebbe fatto immaginare un tentativo di difesa. Ricostruzione che è valsa un’aggravante per Iacomino: Non più omicidio volontario ma omicidio aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dall’aver commesso il fatto nei confronti di una persona con la quale era legato da relazione affettivi.

Dopo la brutale aggressione, Iacomino è fuggito via dicendo a una vicina di casa, probabilmente svegliata dalle urla della donna, “l’ho uccisa”. Ornella era però ancora viva e ha telefonato alla sorella maggiore, Stefania, che abita nelle vicinanze. Poi il drammatico epilogo al Cardarelli con il decesso avvenuto quattro ore dopo il ricovero. Il figlio di 4 anni della coppia “era nascosto sotto le coperte e terrorizzato” ha raccontato il nonno Giuseppe Pinto.

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