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Che Stato è quello che tollera l’antisemitismo?

A questo punto il problema non è più soltanto Gratteri, né è più soltanto un problema di Gratteri. A questo punto il problema è chi, e di chi, lo lascia pendente. Qui si tratta di capire se è anche solo vagamente tollerabile che un funzionario pubblico non solo di altissimo rango formale, ma anche parecchio celebrato nella sostanza della vicenda italiana, e dotato del potere temibilissimo di infierire sui più delicati beni delle persone, possa abbandonarsi, senza ripudiarle e senza patirne conseguenza alcuna, a iniziative di pubblico consorzio con i responsabili di propaganda di stampo neonazista.

Si tratta di capire se è anche solo remotamente ammissibile che la comunità civile, coloro che hanno voce e peso presso l’opinione pubblica, le rappresentanze delle formazioni istituzionali e di potere, a cominciare dalla magistratura, possano ancora assistere allo scempio della propria inerzia nel reclamare l’immediato e incondizionato allontanamento di questo personaggio dalle funzioni la cui credibilità egli ha in tal modo pregiudicato. La Repubblica non può ammettere, non può consentire, non può tollerare che nemmeno un cittadino, nemmeno uno e per nessuna ragione, possa essere sottoposto alle cure di giustizia di un magistrato che senza allegare una qualsiasi giustificazione, semmai ne esistesse una, offre la propria prefazione a un libro non solo ripieno di rivoltanti contraffazioni, ma scritto da chi ripropone e diffonde i motivi della più oscena cultura genocidiaria: quella contro cui (così si dice) si è impiantato e ha ragione di essere difeso il nostro ordinamento civile e costituzionale.

Se chi ha potere nei giornali e nelle televisioni, nei luoghi della produzione culturale, presso le cosiddette forze sociali e tra gli eminenti dell’intelligenza militante, e tra coloro che chiedono il voto per scrivere le leggi che comandano la vita dei cittadini, e tra quelli che stendono sentenze in nome del popolo italiano, se insomma chi “può” non si incarica, come non sta incaricandosi, di fare ciò che deve essere fatto, cioè di liberarsi dalla propria noncuranza, allora significa che questo nostro Paese ha appunto un problema molto più grave rispetto a quel che fa un suo magistrato. Al tempo delle leggi razziali il problema non stava solo in quella legislazione: stava negli italiani che giravano la testa dall’altra parte. E questa volta non dico: peggio per chi non lo capisce. Dico: sia maledetto chi non lo capisce.

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