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Palamara era spiato per sapere delle nomine dei magistrati, ecco le prove

DiRed Viper News Manager

Mar 31, 2021

Una corruzione senza corruttore. Più passano le settimane e più appare evidente che l’indagine della Procura di Perugia fosse rivolta a conoscere, come ha più volte affermato l’avvocato romano Luigi Panella, difensore davanti alla Sezione disciplinare del Csm di Cosimo Ferri, i rapporti fra quest’ultimo e Luca Palamara. In particolare tutto ciò che atteneva le nomine dei magistrati, ad iniziare da quella del procuratore di Roma.

Ferri, esponente di spicco della destra giudiziaria, aveva sottoscritto un patto di ferro con Palamara per cambiare il volto della magistratura italiana, troppo spostata a sinistra. La prima nomina frutto di questo accordo era stata, come riportato anche nel libro Il Sistema, quella di David Ermini a vice presidente del Csm. L’indagine di Perugia aveva, però, fatto “saltare” il progetto. La prova del ragionamento di Panella è negli atti che il Riformista è in grado di pubblicare. Il presunto corruttore di Palamara, il faccendiere Fabrizio Centofanti, non solo non venne mai intercettato, ma la sua iscrizione nel registro degli indagati risale al 27 maggio del 2019, 24 ore prima che Corriere, Repubblica e Messaggero mettessero in pagina la notizia dell’indagine a carico di Palamara facendo, come detto, saltare la nomina di Marcello Viola a procuratore di Roma e il cambiamento auspicato da Ferri e Palamara.

Per la cronaca, invece, Palamara era stato iscritto il 16 gennaio 2019. Una ritardata iscrizione, quella di Centofanti, per un reato, la corruzione, a “concorso necessario”. Il procuratore di Perugia Raffaele Cantone, sul punto, pare abbia detto al Csm che Centofanti “non era facilmente intercettabile”. Difficile intercettare, però, una persona che non è neppure indagata. Ma ripercorriamo, per la prima volta dal 29 maggio del 2019, quando naufragò il tentativo di cambiamento degli assetti della magistratura, la genesi di questa “corruzione”. Con il decreto di perquisizione e sequestro del 29 maggio 2019 (il giorno, come ricordato, della pubblicazione sui giornali dell’indagine a carico di Palamara, ndr), eseguito il 30 maggio successivo, al magistrato viene contestata la “corruzione propria per atto contrario”, prevista dall’articolo 319 cp, “per avere ricevuto 40mila euro per la nomina di Giancarlo Longo a procuratore di Gela, e la “corruzione in atti giudiziari”, prevista dall’articolo 319 ter cp, “per avere ricevuto da Centofanti e dagli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore un anello del valore di 2mila euro, il pagamento di viaggi e vacanze”.

La Procura generale della Cassazione, l’allora ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il Csm, sulla base di queste imputazioni, sospendono Palamara dalle funzioni e dallo stipendio nel giro di pochi giorni. Con la chiusura delle indagini preliminari il 20 aprile 2020 e nella successiva richiesta di rinvio a giudizio, il registro cambia: scompaiono le contestazioni di cui agli articoli 319 e 319 ter cp e irrompe la “corruzione per l’esercizio della funzione, prevista dall’art. 318 cp”. Scompaiono anche i 40mila euro per la nomina di Longo e l’anello. Nel senso letterale del termine perché non risulta alcuna richiesta di archiviazione per questi fatti che l’anno prima avevano avuto tanta rilevanza mediatica e nel procedimento disciplinare. A Palamara vengono contestati solo i viaggi e le vacanze e dei lavori edili mai pagati eseguiti a casa di una sua amica. Queste utilità Palamara le avrebbe ricevute “per l’esercizio delle funzioni svolte” solo da Centofanti.

Scompaiono, infatti, anche Amara e Calafiore i quali, al 29 maggio 2019, erano il motore della corruzione essendo Centofanti solo un intermediario. Alla prima udienza preliminare, il 25 novembre 2020, si cambia ancora. A luglio Raffaele Cantone è diventato nuovo procuratore di Perugia. Una nomina combattuta. Per quel posto, sembra, ci avesse fatto un pensiero anche il procuratore di Arezzo Roberto Rossi, poi travolto dalla vicenda di banca Etruria. A novembre 2020 si rimane sulla corruzione per l’esercizio della funzione ma si specifica che le utilità Palamara le avrebbe ricevute quale “membro” del Csm “per l’esercizio delle funzioni svolte all’interno di tale organo quali, fra le altre, nomine di dirigenti degli uffici e procedimenti disciplinari”.

All’udienza del 22 febbraio 2021 il colpo di scena con il ritorno al passato. A Palamara si contestano tutte le possibili corruzioni previste dagli articoli 318, 319 e 319 ter cp. Le utilità rimangono quelle: viaggi e vacanze e le ristrutturazione a casa dell’amica. Non pervenuti i 40mila euro della nomina di Longo e l’anello da 2mila euro. Le utilità, questa volta, Palamara le avrebbe ricevute “prima quale sostituto procuratore della Procura di Roma ed esponente di spicco dell’Anm fino al 24 settembre 2014, successivamente quale componente del Csm” per una mix di “attività” che vanno dall’acquisizione di “informazioni riservate”, non meglio indicate, sui “procedimenti in corso” a Roma e a Messina su Centofanti ma anche su Amara e Calafiore (che però non sono imputati) e per la disponibilità a influenzare le nomine del Csm (ritorna anche il nome di Longo ma non i 40mila euro) e i procedimenti disciplinari. La convinzione della Procura di Perugia, alla luce di questi cambi in corsa, è che da qualche parte la corruzione ci sia. Basta trovarla.

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