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La pandemia uccide la pubblica amministrazione: in Campania 4 comuni su 10 a rischio crac

DiRed Viper News Manager

Mar 31, 2021

La pandemia ha colpito indistintamente tutti i settori della vita e dell’economia, infliggendo un duro colpo anche alla pubblica amministrazione: il 38% dei Comuni campani si troverà in una situazione difficoltà e il 51% ha già ricevuto risorse integrative straordinarie rispetto alle potenziali perdite di gettito, tanto è vero che solo le amministrazioni siciliane hanno ricevuto più aiuti di quelle di Napoli e dintorni. È quanto emerge dall’ultimo rapporto del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel), diffuso ieri nel corso di un incontro al quale ha partecipato anche il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta.

«Dal rapporto emerge un quadro di grande difficoltà per tutti i Comuni italiani – commenta Luca Bianchi, direttore della Svimez – La Campania, insieme con le altre regioni meridionali, sconta il fatto che i Comuni sono entrati nella crisi Covid già con situazioni di fragilità finanziarie combinate con una capacità di offrire servizi assai inferiore al resto del Paese. Con il rischio che anche i fenomeni trasformativi in corso, frutto dello sforzo che alcune amministrazioni stavano facendo in termini di efficientamento della spesa, si interrompano. I dati – aggiunge Bianchi – evidenziano, peraltro, come, nel corso del 2020, le ingenti risorse compensative abbiano contenuto gli effetti drammatici della crisi senza tuttavia annullarli». Secondo il Cnel, i Comuni di maggiori dimensioni soffrono di più rispetto a quelli più piccoli, poiché godono di un’autonomia finanziaria più larga e partono da una peggiore situazione di equilibrio corrente. Non deve meravigliare, dunque, il fatto che la quota di Comuni italiani in difficoltà finanziarie sia destinata ad aumentare dall’8,9% registrato prima della pandemia al 19,2, in uno scenario intermedio, e addirittura a circa il 30% qualora si concretizzasse la situazione peggiore tra quelle previste dal Cnel: in quest’ultimo caso, più o meno sull’orlo del crac sarebbe addirittura un Comune su tre.

Spesso questi enti sono già sottoposti a un severo regime di contenimento della spesa, il che riduce per loro gli spazi di manovra. «Il 2021 rischia di essere un anno ancora più difficile con il pericolo in Campania di un’ulteriore contrazione della spesa per servizi – spiega Bianchi – Mettere a rischio i Comuni vuol dire compromettere da un lato il godimento di servizi essenziali della cittadinanza, dall’altro ridurre la capacità di spesa delle risorse aggiuntive che arriveranno dall’Europa per gli investimenti». Proprio in quest’ottica i sindaci italiani si sono proposti come “interlocutori privilegiati” del premier Mario Draghi nell’attuazione del Recovery Plan, invocando maggiore autonomia e libertà di spesa. Il ruolo dei Comuni si configura come un pezzo fondamentale del puzzle di ricostruzione del Paese, ma la loro fragilità rischia di comprometterne qualsiasi sforzo.

«Non ci può essere un’attuazione efficace del Next Generation Eu senza un ruolo attivo dei Comuni dai quali già oggi dipende oltre un quarto della spesa per investimenti – afferma Bianchi – Senza uno straordinario rafforzamento delle capacità amministrative delle amministrazioni, difficilmente le risorse disponibili per investimenti potranno essere spese nei tempi stabiliti. Con le difficoltà dei bilanci l’unica fonte di investimento sarà quella delle risorse aggiuntive europee per le quali servono capacità progettuali e attuative». E proprio queste capacità vedono in bilico il futuro di Napoli, terza città d’Italia, visto che la sua capacità di spesa è pari al 69,7%, valore che si riduce notevolmente quando si parla di gestione economico-finanziaria arrivando appena al 27%. Al di sotto del 70% il valore della performance è preoccupante perché gli enti non raggiungono la soglia definita “di attenzione”.

La soluzione? «Il rafforzamento della capacità amministrativa insieme a una più equilibrata attuazione dei livelli essenziali di prestazione sono sfide che richiedono un investimento straordinario sul capitale umano – suggerisce il direttore della Svimez – anche prevedendo risorse dedicate dell’assistenza tecnica contemplate dai fondi europei oggi destinate quasi esclusivamente alle Regioni».

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