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Vaccinateci o fermiamo i tribunali: è bufera sui magistrati

DiRed Viper News Manager

Mar 30, 2021

Per l’Anm non si è trattato di una «minaccia di sospensione dell’attività giudiziaria». Per l’Organismo congressuale forense, invece, i rischi di contagio da Covid nei tribunali italiani «non possono indurre nessuno a porre ultimatum come il rallentamento delle udienze». Fatto sta che sulle vaccinazioni si consuma l’ennesimo scontro tra magistrati e avvocati. All’origine c’è la nota con cui il sindacato delle toghe, dopo aver stigmatizzato l’esclusione dei magistrati dalle categorie da vaccinare con priorità, ha invitato i dirigenti degli uffici «ad adottare energiche misure organizzative al fine di rallentare tutte le attività, senza escludere la sospensione di quelle non urgenti». Parole che risuonano più o meno così: o il governo Draghi immunizza immediatamente giudici e pm o noi paralizziamo i tribunali.

Di qui la reazione stizzita dell’Ocf che, attraverso il coordinatore Giovanni Malinconico, ha suggerito all’Anm di tornare sui propri passi e di preferire il dialogo agli ultimatum perché «una cosa è porre il tema della vaccinazione degli operatori, altra è usare termini così perentori e minacciare di rallentare le udienze aggiungendo ulteriori ritardi alla giustizia che avrebbe bisogno non di correre ma di volare per recuperare il tempo perso». Insomma, agli avvocati l’idea di una sorta di “sciopero bianco” proprio non va giù. Anche perché questa protesta, secondo Malinconico, «negherebbe il principio alla base delle rivendicazioni, cioè la tutela di un servizio pubblico essenziale a presidio dei diritti dei cittadini: la giustizia è malata, ma la soluzione non può essere quella di ucciderla come propongono i magistrati».

Sulla questione è intervenuto anche il presidente dell’Unione camere penali Gian Domenico Caiazza: «La determinazione dei criteri di priorità nelle vaccinazioni deve essere unica a livello nazionale», ha commentato all’Adnkronos, «se si deroga ai criteri per età, a parte gli estremamente fragili, è del tutto ovvio che il servizio pubblico essenziale della giustizia debba essere considerato prioritario. Ovviamente, e sono lieto che Anm lo sottolinei con chiarezza, senza distinzioni al proprio interno, come purtroppo avviene in alcune regioni dove si vaccinano magistrati e personale di cancelleria, ma non gli avvocati. Per esempio: il Procuratore di Catanzaro dott Gratteri ha dichiarato che nel suo ufficio “sono tutti vaccinati”. Possiamo conoscerne le ragioni?».

La levata di scudi provocata dalla nota dell’Anm in larghi settori di avvocatura, politica e opinione pubblica ha spinto Giuseppe Santalucia a un parziale dietrofront. Il numero uno del sindacato dei magistrati si è affrettato a chiarire come la sua non fosse una minaccia di sospensione dell’attività giudiziaria «perché l’Anm non ne ha il potere né ha mai pensato di farlo». «Abbiamo rappresentato a chi ha compiti organizzativi – ha aggiunto – di valutare se ruoli stracarichi di procedimenti e udienze affollate possono oggi convivere con la recrudescenza del virus». In altre parole, l’Anm pone l’accento sulle difficoltà logistiche che affliggono molti tribunali, a cominciare dalle aule spesso anguste ma strapiene con conseguente impossibilità di osservare le norme di distanziamento sociale. «Non abbiamo chiesto una priorità per la corporazione dei magistrati, ma di considerare che, in un periodo in cui si chiude l’Italia, l’udienza è un luogo di esposizione al rischio».

Al netto dello scontro tra categorie, il tema della vaccinazione del personale giudiziario è già sul tavolo del governo Draghi. I numeri, d’altra parte, lo impongono: negli ultimi giorni due magistrati baresi sono risultati positivi al Covid che, in precedenza, aveva stroncato il procuratore aggiunto napoletano Luigi Frunzio. «Il piano vaccinale non è in discussione – fa sapere il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto – ma pretendere che non si segnalino criticità è troppo. Nell’allarme lanciato dall’Anm non vedo un tentativo di condizionamento, ma la richiesta responsabile di un approfondimento sui rischi che si corrono nei tribunali».

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