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Giovani e precari, il profilo degli assegnisti fotografato da Sant’Anna di Pisa

DiRed Viper News Manager

Mar 30, 2021

ROMA – Hanno raggiunto i più alti gradi dell’istruzione, il loro contributo è spesso determinante per il successo dei progetti di ricerca in cui sono coinvolti, eppure il nostro Paese non li valorizza. Sono i giovani con un contratto da assegnista di ricerca, fotografati nel corso dell’evento in streaming promosso dalla Scuola Superiore Sant’Anna in collaborazione con la Global Thinking Foundation. L’incontro ‘Per il futuro della ricerca in Italia. le storie, il profilo e le criticità dei protagonisti: gli assegnisti di ricerca’, è stato inaugurato, questo pomeriggio, dalla ministra dell’Università e della Ricerca Cristina Messa, che ha ribadito l’impegno del suo ministero per definire in maniera più strutturata le carriere degli assegnisti.

“Il nostro sistema è da rivedere. Per questo è attualmente allo studio della Commissione VII della Camera un disegno di legge che vuole rendere più chiaro il pre-ruolo e assimilarlo al sistema utilizzato all’estero, con un percorso definito– ha detto la ministra- Il futuro della ricerca sono gli assegnisti, e in generale tutti i giovani che hanno deciso di investire il loro futuro in ricerca”. In Italia gli assegnisti sono circa 15mila, distribuiti su tutto il territorio nazionale. Un numero che è cresciuto negli ultimi anni, così come sono aumentate le presenze femminili e quelle di ricercatori stranieri. Ma le difficoltà per chi ricopre questi ruoli non sono poche, a partire dal compenso. “Gli assegnisti sono il futuro per la ricerca italiana ma anche per il sistema Paese. Capire come poter intervenire per supportare il loro lavoro e riconoscergli un ruolo nel nostro sistema universitario e sociale dev’essere una priorità- ha commentato Sabina Nuti, rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna-. È inutile ricordare quanto sia importante la ricerca in questo momento di pandemia e poi non dare spazio e supporto ai ricercatori, che sono il miglior risultato del nostro sistema universitario”.

Gli assegnisti hanno tra i 28 e i 35 anni, lavorano su tematiche innovative e si confrontano con un ambiente multidisciplinare. Tuttavia, per un assegnista è difficile farsi dare un mutuo, richiedere una carta di credito o pensare di diventare genitore. “I nostri giovani sono disponibili a fare sacrifici, ma hanno bisogno di certezze. Serve un piano per aumentare il numero di ricercatori in maniera programmata e fare una riforma che differenzi la figura del post-doc dalla figura del post-laurea. E poi puntare sul welfare- ha proposto Ferruccio Resta, presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui)- Altrimenti trasmettiamo il messaggio che fare ricerca, in Italia, è una carriera che possono permettersi in pochi”.

LE PROPOSTE DEI RICERCATORI

Tra le proposte avanzate dai ricercatori, quella di firmare bandi pubblici come i progetti Prin in veste di autori, creare pacchetti finanziari specifici dedicati a chi ha contratti di assegno di ricerca per dare a tutti l’opportunità di chiedere finanziamenti, e poi l’equiparazione degli anni di godimento dell’assegno di ricerca a lavoratore dipendente. All’evento in streaming ha preso parte anche Stefano Barrese, responsabile divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo e Claudia Segre, in qualità di presidente della Global Thinking Foundation, che ha paragonato la situazione italiana e centro-europea, a quella dei paesi anglosassoni, dove gli investimenti in ricerca sono più consistenti. A chiudere l’evento, le considerazioni del vice presidente della Corte costituzionale Giuliano Amato. “Se abbiamo un vaccino è grazie ai ricercatori– ha commentato- Questo dovrebbe portarci a considerare prioritaria la loro condizione”.

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