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Da magistrato dico: comunicazione sbagliata e tardiva

DiRed Viper News Manager

Mar 30, 2021

In un suo comunicato del 28 marzo, l’Anm si duole della mancata presa in carico delle esigenze del settore giustizia nell’azione di contrasto alla pandemia, tra le quali l’accesso al vaccino, e quindi invita i capi degli uffici giudiziari a disporre la riduzione, se non la sospensione, delle attività giudiziarie non urgenti. Molta stampa si è indignata: ecco la solita casta che già da più di un anno lavora da casa, pretende il vaccino e, in mancanza, vuole smettere di lavorare.
Da magistrato non più iscritto all’Anm, comprendo lo sforzo sotteso al comunicato del 28 marzo, ma ne registro l’inadeguatezza. Prima di arrivare a questa critica, voglio però chiarire che da maggio 2020 ho ripreso la mia attività nelle aule del Tribunale di Napoli all’80-90%.

Come me, moltissimi altri magistrati civili e pressoché tutti quelli del settore penale, sicuramente in primo grado. Non so in quali altri comparti della amministrazione pubblica ciò sia avvenuto. Restano però immutati i problemi di un anno fa: edilizia giudiziaria penosa, aule di udienza piccole e/o non dotate di areazione, enorme afflusso di utenza (basti pensare al Tribunale di Napoli). Di fronte a questa situazione, il precedente Governo non ha fatto nulla, e dall’attuale Ministra non ho ascoltato alcun cambio di passo sostanziale. Ciò detto, la risposta di un’organizzazione sindacale avrebbe dovuto, a mio avviso, consistere in tre passaggi (da avviare mesi fa): una mappatura dell’edilizia giudiziaria sintetizzata in un report di poche pagine da offrire alle agenzie di stampa; oggi che la vaccinazione per categoria pare tramontata, esigere dal Ministero di Giustizia l’adozione di misure valide su tutto il territorio nazionale capaci di incrementare uno svolgimento dell’attività giudiziaria in sicurezza (sono passati 13 mesi e scrivo qui le stesse cose scritte altrove ad aprile 2020); in mancanza di tali misure, diffidare il Ministero per i danni alle persone, diffida che andrebbe sottoscritta anche dal Consiglio nazionale forense e dalle rappresentanze del personale amministrativo.

Infine, la misura residua non può che essere la riduzione dell’attività giudiziaria (come avvenuto in tutti gli altri comparti della pubblica amministrazione e di molti settori dell’economia privata, d’altro canto) e quindi la creazione di ulteriore arretrato. Il comunicato dell’Anm, allora, non è riuscito a comunicare ciò che andava seccamente rappresentato: cioè le vere condizioni materiali (spesso pietose) degli uffici giudiziari e il pericolo alla salute realmente incombente in molti di questi uffici, in una cornice di permanente irresponsabilità politica. Ciò che mi addolora, come cittadino prima di tutto, è che l’attuale annebbiamento della credibilità della magistratura, e in primis della sua rappresentanza, renda così difficile comunicare in modo autorevole e sincero alla società civile cose semplici se non ovvie. Ma a quanto pare la magistratura oggi non sa più come raccontare le verità scomode sia a se stessa che agli altri poteri che reggono la comunità.

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