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Chef Cannavacciuolo realizza il sogno del papà: “Ristorante a Ticciano, lavorerò con la gente del mio paese”

DiRed Viper News Manager

Mar 30, 2021

Dal Covid al sogno di suo padre che finalmente realizzerà. “A dicembre ho avuto il Covid, ma praticamente non me ne sono accorto: ero un po’ stanco, avevo dei giramenti di testa. Pensavo fossero gli effetti della dieta detox che stavo seguendo, invece qualche settimana dopo ho fatto un test sierologico e ho capito che era il virus. Per fortuna non ho perso né gusto né olfatto e non ho contagiato nessuno”.

Lo chef napoletano Antonino Cannavacciuolo, 45 anni, in una intervista a Cook, il mensile di cucina del Corriere della Sera, ripercorre gli ultimi 12 mesi (“Sono stati pesanti. Business fermo, tanta incertezza, problemi per tutti”) e rilancia: “Il sogno di mio padre Andrea era aprirmi un ristorante a Ticciano (frazione del comune di Vico Equense, ndr), dove sono nato. Tra pochi mesi succederà, solo che sarò io ad aprirlo a lui, nella casa padronale che ha comprato per me nel 1995. Sono felice di realizzare questo suo desiderio perché è a lui che devo il mio successo”.

“Tutto quello che faccio è per dimostrare qualcosa a mio padre, con me lui ha sempre avuto un rapporto di sfida ‘fammi vedere che sai fare’”, ha raccontato. Entro la prossima estate saranno ben tre le inaugurazioni de “Laqua Resorts”, la nuova linea di ospitalità ideata con la moglie Cinzia. Oltre al “Laqua Countryside” di Ticciano con il ristorante gourmet, anche il “Laqua by the Lake” a Pettenasco, sul lago d’Orta e il “Laqua by the Sea” a Meta di Sorrento.

Tornando al ristorante che aprirà nella sua Ticciano, Cannavacciuolo non nasconde la sua emozione:“Per me è davvero un cerchio che si chiude visto che sono nato a 50 metri da lì. Potrò finalmente lavorare con le persone del paese che conosco da una vita. Chi coltiva, chi produce olio, i pescatori, i macellai.. saranno tutti nostri fornitori. Papà mi farà da consulente per i terreni: da oltre vent’anni si è messo a fare il contadino. In cucina ci sarà uno dei miei collaboratori, Nicola Somma, cresciuto con me a Torino, ma poi lavoreremo con personale locale. Sarà un modo per restituire qualcosa al borgo da cui vengo”, ha aggiunto.

Paure? Rimpianti? “No. Come dico sempre io, paura e soldi mai avuti. I soldi non li ho perché li reinvesto tutti. La paura nemmeno, nella vita mi sono sempre buttato e ho sempre faticato. Lavo i piatti ancora oggi, se serve”.

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